SINDROME ORALE ALLERGICA e NON SOLO

SINDROME ORALE ALLERGIA (SOA) e NON SOLO

  

Questo termine è stato introdotto da Almot et al nel 1987 ed indica un insieme di sintomi provocati dal contatto di un alimento con la mucosa orale o faringea in soggetti allergici, prevalentemente in soggetti pollinosici quando introducono frutta e/o verdura fresca.

La SOA è prevalente nella popolazione adulta e in genere la sua comparsa avviene dopo la sensibilizzazione al polline.

La percentuale di soggetti adulti allergici affetti da pollinosi che presentano OAS dopo ingestione di frutta o verdura varia dal 20 al 40% in base a zone geografiche e ai pollini presi in considerazione.

I sintomi della SOA vengono classificati in quattro classi, dai più lievi ai più gravi:

I^ - prurito e bruciore a carico della mucosa orale, papule o vescicole nel cavo orale, edema delle labbra; tali sintomi sono sempre presenti

II^ - ai precedenti possono associarsi difficoltà alla deglutizione, vomito, dolore gastrico, diarrea

III^ - possono associarsi anche sintomi generalizzati quale l'orticaria

IV^ - e allo stadio più grave edema della glottide e shock anafilattico.

Le manifestazioni orali nei soggetti sensibili sono percepite nell'arco di pochi minuti dal contatto con l'alimento, mentre i sintomi che coinvolgono gli altri organi possono comparire entro 30-60 minuti.dall'ingestione.

La spiegazione di questi fenomeni nei soggetti pollinosici sta nel fatto che esiste una cross-reattività allergenica tra pollini ed alimenti. Infatti le IgE specifiche che un individuo sintetizza verso un determinato allergene pollinico si fissano anche sui mastociti della mucosa orale e ovviamente possono riconoscere lo stesso allergene eventualmente presente anche  nell'alimento che viene introdotto, sacatenando la sintomatologia. L'OAS è poi più intensa nel periodo pollinico proprio per l'aumento delle IgE specifiche che si verifica nel periodo stagionale.

Si discute molto sul significato della Sindrome Orale Allergica in quanto per alcuni autori deve riferirsi solo ai meri disturbi oro-faringei di norma lievi e transitori escludendo pertanto le reazioni sistemiche quali orticaria, asma, anafilassi dove spesso tali sintomi sono espressione di una sensibilizzazione propria di quel cibo per via intestinale (allergene primario) possibile per alcune caratteristiche delle molecole allergizzanti quali la stabilità al calore e la resistenza al alla digestione proteolitica.

Pertanto ritengo utile distinguere reazioni lievi per allergeni che vengono distrutti dal calore e dalla digestione proteolitica quali Bet v 1-Related Proteins e le Profiline (eccetto poche eccezione)   con reazioni in genere lievi e transitorie solo per cibi crudi mentre i cibi cotti sono ben tollerati, dagli allergeni che restano stabili al calore e alla digestione proteolitica quali Lipid Transfer Proteine (LTP), 2S Albumine, Vicilin-like proteins, Legumin-like protein) che in genere inducono sintomatologia sistemica anche gravi sia per cibi crudi che cotti.

  

MOLECOLE ALLERGENICHE con sintomatologia lieve e transitoria solo per alimenti non cotti

 

 1. Bet v 1- Related Proteins o Proteine Bet v 1-omologhe - PATHOGENESIS-RELATED PROTEIN (PR)-10 - vedi EZIOLOGIA - ALLERGENI MOLECOLARI

Un importante membro del PR-P 10 è dato dall'allergene maggiore della betulla (Betulla verrucosa) Bet v 1: la sensibilizzazione a questo allergene pollinico dà luogo a una cross-reattività verso proteine omologhe presenti in diversi alimenti di orgine vegetale, includendo membri delle Rosaceae , delle Apiaceae ed altri ancora 

Nonostante che Bet v 1 sia un aeroallergene stabile, gli omologhi di Bet v 1 sono labili e facilmente distrutti dal calore e dalla digestione gastrica: per questo motivo la sintomatologia oro-faringea si risolve abbastanza rapidamente senza una progressione sistemica.

Sebbene le proteine PR-10 costituiscano la maggior fonte delle SOA, tuttavia non tutti i soggetti con SOA sono sensibilizzati alla betulla  e non tutti gli alimenti in causa contengono bet v 1 omologhi. 

 Gli alimenti più frequentemente coinvolti con i loro corrispondenti allergeni sono : Mela,  Pesca,  Pera , Ciliegia , Albicocca, Arachide, Kiwi , Soia ,  Nocciola ,  Sedano, Carota :  se cotti sono ben tollerati.

 

2. PROFILINE - Calcium-binding Proteins - vedi Eziologia - Allergeni Molecolari

Sono molecole ubiquitarie  e sono presenti sia nei pollini che in alimenti vegetali, anche in specie botaniche filogeneticamente distanti e inducono a cross-reattività e a sintomatologia da SOA anche senza sensibilizzazione alla betulla.

Inoltre soggetti sensibilizzati ad alcune  molecole di questa famiglia in particolare  Bet v 2 della betulla,  Phl p 12 del logliarello, Ole e 2 dell'olivo e altri presentano reattività cutanee verso numerosi pollini ed evidenziano la presenza di IgE specifiche per un largo numero di alimenti vegetali.

Nelle aree dove predomina l'allergia alle graminacee si evidenzia maggiormente anche la sensibilizzazione alle Profiline.

Gli alimenti che evocano sintomi clinici più frequentemente sono : Banana, Melone, Anguria, Pomodoro, Carota e Sedano.

Le profiline sono anch'esse facilmente distrutte dai succhi gastrici ma in generale sono più resistenti al calore (maggiore stabilità)  rispetto agli omologhi Bet v 1.

Pertanto la sensibilizzazione alle profiline si evidenzia clinicamente in genere con sintomatologia oro-faringea, anche se sono state descritte reazioni più severe con il Melone, il Pomodoro, gli Agrumi, il Lichti e la Banana.

  

(3. Thaumatin-like proteins -TLP - vedi Eziologia - Allergeni Molecolari) 

Sono molecole appartenenti al gruppo delle Pathogenesis-Related Proteins - PR-5 , che pur non essendo ben conosciuto il loro ruolo nella sensibilizzazione allergica, tuttavia esse sono implicate nella Resistenza Sistemica Acquisita (RSA)  e nella risposta a stress biotici, inducendo l’interruzione di crescita delle ife e la riduzione della germinazione delle spore probabilmente attraverso un meccanismo di permeabilizzazione delle membrane attraverso formazione di fori e/o attraverso una interazione con recettori dell’agente patogeno.

Pur essendo molecole resistenti al calore e all'azione della digestione proteolitica finora appaiono presentare solo SOA. Per tale "discrepanza" e per l'assenza di monosensiblizzazioni la inserisco tra parentesi. Si dovranno attendere ulteriori studi.

Sono state identificate come allergene in vari tipi di frutta quali la pesca, la mela, il kiwi, la ciliegia, l'uva.

 

 

MOLECOLE ALLERGENICHE con sintomatologia anche grave sia per alimenti crudi che cotti

 

  

1. LTP - LIPID TRANSFER PROTEINS - nsLTP - non specific LIPID TRANSFER PROTEIN - vedi  Eziologia - Allergeni Molecolari

Le Lipid Transfer proteins (LTP) sono piccole moelcole di 9-10 kDa, stabili al calore e alla digestione peptica, e appartengono alla famiglia PR-14. 

Rappresentano molecole altamente conservate e ampiamente presenti nel regno vegetale.

Inizialmente sono state identificate come allergene presente nelle Rosaceae (Pesca, Mela, Prugna, Albicocca, Ciliegia, ecc.) ma molecole con alta omologie a quelle riscontrate nelle Rosaceae, dove si concentrano prevalentemnete nella buccia, sono state successivamente identificate anche in specie botaniche non correlate ad es. Nocciola, Castagna, Noce, Pomodoro, Frumento, Mais, Uva.

Per la loro caratteristica di resistenza al calore e alla digestione gastrica a differenze delle altre due famiglie descritte, possono associarsi a manifestazioni cliniche importanti (orticaria, asma, anafilassi) anche dopo cottura e anche dopo trattamenti industriali.

Si ritiene che la via di sensibilizzazione primaria sia quella intestinale.

In Italia e nel Sud Europa l'alimento attraverso cui avviene la sensibiizzazione in genere è la pesca, anche se questi soggetti possono manifestare reazioni sistemiche anche dopo ingestione di alimenti papartenenti a specife botaniche non stratteamente correlate come noci, nocciole, castagna, mais, orzo, uva, arachidi, senape, pomodoro riso e altri.  In tali casi il livello di Pru p 3 (LTP della pesca) è in genere elevato.

  

2. 2S ALBUMINE - vedi Eziologia - Allergeni Molecolari

Sono piccole proteine di deposito, molto stabili. Rappresentano uno degli allergeni maggiori della noce brasiliana, della noce, dell'anacardio, della senape, del sesamo, del seme di girasole, della nocciola e dell'arachide. Non si conosce ancora molto circa la loro cross-reattività clinica. Si sono documentate cross-reattività tra sesamo e semi di papavero; tra semi di girasole e senape; tra noce e nocciola. Soggetti con tale sensibilizzazione possono evidenziare reazioni anche gravi.

 

3. Vicilin-like proteins - vedi Eziologia - Allergeni Molecolari

Rappresentano gli allergeni maggiori dell'Arachide, della nocciola, della noce, dell'anacardio, del sesamo, della lenticchia.

Sono assai resistenti al calore e alla digestione peptica. E' stato accertato per l'allergene maggiore delll'Arachide (Ara h 1) come la cottura al forno ne aumenti la concentrazione di oltre venti volte rispetto all'arachide non cotta. 

Soggetti sensibilizzati a tale proteine possono avere reazioni molto gravi.

 

4. Legumin-like proteins - vedi Eziologia - Allergeni Molecolari

A queste proteine appartengono alcuni allergeni dell'Arachide, della nocciola, dell'anacardio, della noce.

Sono anch'essi assai resistenti al calore e alla digestione peptica e possono dare nei soggetti sensibilizzati reazioni anche gravi.

  

CONSIDERAZIONI

1. Fondamentale è l'anamnesi, vale a dire effettuare in ambito di visita allergologica la storia clinica, cioè la ricerca di sintomi collegabili alla SOA stabilendo accuramente la latenza, la localizzazione e la durata dei medesimi. E' evidente che il riscontro di sintomatologia importante deve orientarci verso la presenza di reattività verso categorie di allergeni molecolari del secondo gruppo

2. Importante non banalizzare mai quando il soggetto in esame evidenzia plurisensibilizzazioni, soprattutto quando nel pattern allergologico risultasse una sensibilizzazione verso le Rosaceae

3. Viene raccomandato di fornire ai pazienti  una conoscenza del problema, di esortarli ad una prevenzione assoluta ed di avere a disposizione il trattamento di emergenza.

4.Ttrattamenti iposensibilizzanti sia per via sottocutea che per via sublinguale sono stati effettuati e pubblicati, I risultati ottenuti non sono al momento significativi di una risoluzione del problema.

 

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