"APPROCCIO CLINICO VERSO UN SOGGETTO CON SOSPETTA ALLERGIA"

APPROCCIO CLINICO  VERSO UN SOGGETTO CON SOSPETTA ALLERGIA

 

Il mio APPROCCIO CLINICO verso una persona che ritiene di essere affetta da una qualsiasi forma di allergia richiede necessariamente due tappe quali l’ANAMNESI e l’ESAME OBIETTIVO che  accompagnano sempre la DIAGNOSTICA  e l’eventuale TERAPIA.

  

1. ANAMNESI


Anamnesi vuol dire raccogliere tutti i dati inerenti alla persona in oggetto per inserirli poi nel sistema interpretativo generale e in quello specifico  poi.

L’anamnesi è prima di tutto FAMILIARE  in quanto è accertata la predisposizione ereditaria alle allergie (oltre il 50% degli allergopatici evidenziano una anamnesi familiare positiva per patologie allergiche in generale ed inoltre quanto maggiore è il coinvolgimento famigliare tanto maggiore è il rischio che la prole vada incontro a malattie allergiche: 60% circa quando uno dei genitori, specie la madre, sia allergico , 80% circa quando lo sono entrambi)
Indago sulle eventuali manifestazioni respiratorie (asma, frequenti bronchiti) o cutanee soprattutto dei genitori, degli zii materni e paterni, e anche dei nonni.

Ne segue poi l’anamnesi FISIOLOGICA  attraverso la quale indago sulla situazione attuale della persona a seconda dell’età (l’altezza, il peso, lo sviluppo corporeo e sessuale,  le gravidanze, la menopausa), le eventuali vaccinazioni eseguite, le abitudini alimentari (es. pasti veloci oppure lunghi, numerosità di pasti  o di  spuntini più o meno importanti, quali orari in particolare sull’orario della cena, la  tipologia degli alimenti più introdotti, ecc.), il vizio del  fumo oppure  no, se ci sono fumatori in casa,  l’uso di alcool, l’eventuale sedentarietà, l’uso di mezzi di trasporti, attività fisica, o sport, eventuali hobby, il tipo di lavoro espletato. Inoltre indago a grandi linee sul carattere della persona e sulle eventuali situazioni di disagio psico-fisico presenti per situazioni familiari, lavorative, o altro;  chiedo notizie  sul sonno e sulla sua durata e della sua efficacia; chiedo notizie sull’uso o abuso di mezzi elettronici (computer, tv. giochi, ecc.); inoltre se in casa albergano anche animali domestici, oppure sono confinati nell’ambiente esterno, chiedendo anche su contatti  in altre sedi es. dai nonni, dalle zie, o da amici. Non è indifferente poi sapere l’ubicazione della abitazione (in città, in campagna a ridosso di coltivazioni) e sulla salubrità della stessa (presenza di umidità, di muffa ecc.)

Quindi l’anamnesi PATOLOGICA REMOTA  ricercando, a partire dalla infanzia, fatti morbosi importanti quali l’asma bronchiale, le infezioni virali o batteriche importanti, specie se coinvolgenti le strutture broncopolmonari o delle alte vie respiratorie (quindi bronchiti, broncopolmoniti, sinusiti, ecc.), patologie del tratto gastro-intestinale (es. pregressa gastrite, ulcere gastro-duodenale, calcolosi biliare, colite , celiachia, parassiti, ecc.), patologie cutanee (dermatite atopica, eczemi, orticarie); eventuali reazioni a farmaci (penicilline o altri antibiotici, antiinfiammatori, ecc.). gli eventuali interventi chirurgici e la tolleranza alle varie pratiche anestesiologiche, ecc.

E infine l’anamnesi PATOLOGICA PROSSIMA cioè una raccolgo i dati relativi alla patologia in atto, in riferimento all’epoca di insorgenza, alle caratteristiche del primo episodio, il decorso ed eventuale periodicità di comparsa degli stessi sintomi ecc. come avviene nei primi anni in genere per le pollinosi;  le caratteristiche dell’insorgenza: se in casa o in ambiente esterno o in ambiente di lavoro;  se prevalenti al mattino appena alzati da letto oppure in situazioni imprevedibili, le influenze dell’ambiente  esterno ad es. la giornata ventosa o la giornata piovosa o la giornata con intensa presenza di inquinanti, ecc.; cerco  una eventuale correlazione con l’ingestione di alimenti, come ad es. il periodo di latenza, gli organi interessarti , la gravità degli stessi  e gli interventi effettuati 
Annoto  i precedenti accertamenti (la metodica, tipo di allergeni,ecc.) e le terapie eventualmente effettuate sia di tipo farmacologico che alternativo , e se è stato vaccinato con quale tipo di vaccino e per quanti anni.

 

2. ESAME OBIETTIVO

 

Vuol dire valutare le manifestazioni allergiche in quel soggetto e nel momento della fase acuta: infatti esaminare un paziente in  una fase lontana dalla fase clinica può non rendermi ragione del nesso sintomatologia-allergia in quanto certi elementi sono visibili solo nella fase acuta della reazione allergica.
In genere consiglio la doppia visita : nel periodo della manifestazione in atto e la successiva a distanza e in una situazione di benessere clinico.

Nell’esame obiettivo allergologico è bene non dimenticare la sistematicità della persona e quindi analizzare la situazione oculare (caratteri della congiuntiva, presenza di secrezione, o di lacrimazione, ecc), la situazione nasale (presenza di deviazione del setto, ipertrofia dei turbinati, caratteri della mucosa infiammata, il tipo di secrezione presente, ecc), situazione  faringea (presenza di ipertrofia diffusa o a colonna, presenza di muco evidente oppure di una semplice velatura secretiva, lo stato  tonsillare, ecc.), la situazione respiratoria (percussione, auscultazione di tutto l’ambito polmonare, alla ricerca di alterazioni della trasmissione aerea o di  suoni patologici inspiratori od espiratori, ecc.).

Valuto – quando si correla - anche  lo stato delle membrane timpaniche, come pure lo stato delle stazioni linfonodali superficiali.
Non escludo mai poi nell’esame obiettivo la valutazione dell’addome nei suoi vari quadranti e segni di repere. Ricordo come una patologia gastrica accompagnata da reflusso gastro-esofageo più o meno percepito dal paziente  influisce negativamente sulle mucose delle alte vie, essendo causa frequente di rinite croniche e di iperreattività bronchiale.

Importante poi la valutazione dell’apparato tegumentario:  secchezza cutanea, presenza di segni tipici di coinvolgimento delle pieghe cutanee, situazioni eczematose, dermatiti in atto, una eruzione orticariode, ecc. e le loro caratteristiche.

 

3. DIAGNOSTICA

 

La DIAGNOSTICA deve cercare  la causa della sintomatologia allergica. Ci deve quindi essere una stretta correlazione tra sintomatologia e risultato diagnostico,
Per prima cosa eseguo sempre  il prick test secondo le regole consigliate dalle Società Scientifiche Allergologiche cui aderisco, in quanto le IgE specifiche che eventualmente cerco si trovano sulla superficie dei mastociti presenti nella cute di quel soggetto. Al prick-test associo sempre per ogni allergene rilevato come significativo (pomfo superiore a 3,0 mm di diametro medio) e correlato alla clinica  il test di sensibilità allergenica individuale (vedi Diagnostica).

Lo scavalcare - come purtroppo vedo con sempre maggiore frequenza -  questo test di base  a favore del test delle IgE specifiche sul sangue (RAST) potrebbe indurre – come talvolta purtroppo verifico – ad errori, in particolar modo quando un risultato positivo coinvolge vari allergeni, per due ragioni fondamentali:
1. perché le IgE specifiche circolanti non sono propriamente in correlazione con quelle legate ai propri  recettori delle cellule mastocitarie della cute o delle mucose in caso di test di provocazione;
2. perché è  possibile  un riscontro di IgE specifiche per un determinato allergene nel sangue senza che quel soggetto abbia mai evidenziato un qualsiasi sintomo clinico correlato.

Inoltre mi è successo e mi succede tuttora che la sostanza allergenica con il valore più elevato di IgE specifiche nel sangue venga tout-court etichettata come l’ allergene causale, quando ciò poi  non corrispondeva  né clinicamente né al prick- test né al test di sensibilità allergenico individuale, mentre il vero agente allergizzante evidenziava un valore nettamente più basso.

La successiva terapia vaccinale specifica per il vero agente allergizzante finora mi ha dato sempre ragione.
Il connubio strettissimo che io riferisco e attuo nella mia pratica allergologica tra clinica +  prick test  + test di sensibilità allergenica individuale mi ha sempre permesso (finora) di dipanare anche i quadri allergologici più complessi e intricati.

 

4. TERAPIA

E infine la TERAPIA. Importanti certamente sono le terapie tradizionali (antistaminiche, corticosteroidi a seconda di quadri clinici). Ma non mi stancherò di dire (come nelle conferenze che con piacere sono invitato a fare) e di scrivere (come in questo e in altri articoli del sito) come la terapia principe, la terapia necessaria, la terapia obbligatoria, la sola terapia causale sia quella vaccinale da iniziare il più precocemente possibile a seguito di una diagnosi scientificamente corretta.

La terapia vaccinale specifica come dice il nome deve essere indirizzata verso un unico allergene o a pochi allergeni tra loro correlati senza mescolare come purtroppo ancora avviene pollini con spore, o pollini con dermatofagoidi e via dicendo.