ANIMALI - GATTO - ALLERGIA AL GATTO

 

ALLERGIA AL GATTO

 

Gatto - Cat - Chat 


di Vasco Bordignon


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GENERALITA’

I gatti censiti in Italia nel 2011 erano superiori ai 7 milioni, ma è verosimile che il numero complessivo attuale sia vicino ai 10 milioni.

E’ molto frequente che i bambini abbiano un animale domestico (gatto o  cane) fin dalla tenera età, talora anche più di un animale nella stessa abitazione. Sono pure frequenti nell’età infantile le manifestazioni allergiche verso questi animali, anche se questa allergia non raggiunge le percentuali di quelle verso gli acari e i pollini. In ambito domestico, però, tale allergia, valutata mediante skin-prick test, è seconda solo agli acari. Studi effettuati nel Nord Europa hanno riscontrato che i bambini hanno in casa un cane e/o un gatto in una percentuale tra il 20 e il 35%, e che tra il 50 e il 70%  dei bambini asmatici  si aveva una reazione a questi animali.

 

Gli allergeni del gatto, specie per il Fel d 1,  sono veicolati da particelle, presenti nell’aria abitativa, dal diametro medio variabile da meno di un micron fino a più di 20 micron. Almeno il 15% di questo allergene viene trasportato da particelle con diametro inferiore a 5 micron di diametro. Si è pure determinata per Fel d 1 la concentrazione aerea che varia  da 2 a 20 ng/mc d’aria nelle abitazioni con gatti a meno di 0,2 ng/mc d’aria per le abitazioni senza gatti. (In letteratura però si possono trovare dati non perfettamente sovrapponibili.) Queste particelle restano lungamente in sospensione aerea per depositarsi poi molto lentamente sui vari oggetti presenti (pavimenti, tende, divani, pareti, ecc.).

 

_-_dea_bastetGli allergeni del gatto persistono a lungo negli ambienti dove sono presenti i gatti. Concentrazioni significative sono state documentate anche dopo sei mesi dalla mancanza dell’animale. Nella mia personale esperienza soggetti sensibili al gatto hanno avuto crisi respiratorie acute dopo essere entrati in ambienti chiusi da almeno 5 anni,  ambienti dove vi erano sempre stati anche dei gatti.  Al proposito ho trovato scritto (nel lavoro di Robert, 2002) come Lord Carnavon, quello che scoprì la tomba di Tutankhamon, quando penetrò in una màstaba (=particolare tipo di tomba monumentale utilizzata agli albori della civiltà egiziana)  a Bubastis (= città antica dell’Egitto, vicino alla attuale Zagazig) piena di mummie di gatto, animale sacro per essere ritenuto manifestazione della dea Bastet,  starnutì per due giorni di seguito!

 

Gli stessi allergeni sono stati riscontrati  un po’ dappertutto, anche al di fuori delle abitazioni con gatti,  come ad es. in ambienti abitativi senza gatti, in edifici scolastici o in altre strutture dove i gatti non sono ammessi, come ospedali, chiese, autobus, treni, metropolitane, aeroporti, teatri, ecc.

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La trasmissione degli allergeni è stata documentata essere mediata prevalentemente dai vestiti e dai capelli.

Nonostante la presenza e la diffusione di questi allergeni, non vi è una evidente relazione tra carico allergenico e la comparsa di sintomi allergici, mentre è  sicuramente più evidente per gli acari.

Si è anche andati oltre : alcuni studi hanno evidenziato come la prevalenza (e la gravità) della allergia agli acari della polvere domestica aumenti  in proporzione con l'esposizione del paziente agli allergeni degli acari (es. Der p 1),e come  i bambini altamente esposti al gatto evidenziavano invece un rischio complessivo più debole a sviluppare un'allergia al gatto rispetto a quelli che ne avevano una esposizione “media”. Queste osservazioni pur non convalidate da altri studi, hanno suscitato interesse sulla presenza del gatto specie in epoca neonatale o nei primissimi anni di vita come possibile azione di prevenzione sulla sensibilizzazione stessa o sulla gravità delle manifestazioni asmatiche.

Gli eventuali benefici di un’esposizione precoce al gatto (o comunque ad un altro animale domestico) ad oggi  restano ancora controversi e di difficile valutazione specie nei confronti dell’entità della esposizione, del periodo della esposizione, del patrimonio genetico, della ereditarietà e forse anche dell’epigenetica qualora si debba tener conto della esposizione già in utero.

Le raccomandazioni suggerite sono caratterizzate dalla prudenza: una famiglia i cui bambini sono ad alto rischio di sviluppare una allergia, non dovrebbero acquisire un animale a pelo; mentre se l’animale è già presente prima della nascita, i genitori dovrebbero sapere dell’eventuale  rischio di una sensibilizzazione specifica.

La presenza di un gatto o di più gatti in una abitazione  è  da ritenersi quindi un fattore complesso di rischio allergico. E’ ovvio comunque che se l'allergia al gatto è già presente, l'espressione clinica non può essere migliorata aumentando l'esposizione agli allergeni del gatto!

Il rapporto tra cane e gatto è ugualmente complessa: non è sempre facile valutare il rispettivo  ruolo di cani e gatti nella sintomatologia del paziente quando il paziente è risultato positivo ai tests per i due animali. Vedasi l’argomento nella allergia al cane.

 

GLI ALLERGENI DEL GATTO

Fel d 1

L'allergene è costituito da due catene peptidiche, alfa (4 kDa) e beta (14 kDa), unite da ponti disolfuro. Questo eterodimero si unisce nuovamente allo stato naturale per formare un tetramero di 33-39 kDa.

Non è stato finora il Fel d 1 classificato in una famiglia proteica, anzi ha determinato per le proteine ​​omologhe incontrate nei felini (pantera, leone, ecc …) una “nuova” famiglia Fel d 1-like entro cui sono state  collocate.

 

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La struttura del Fel d 1 evidenzia una struttura proteica completamente elicoidale, comprendente 8 eliche. I 2 polipeptidi del Fel d 1 strutturalmente sono molto simili, anche se hanno una identità di sequenza solamente del 10-15 %.  Fel d 1 e omologhi della famiglia proteica delle uteroglobine, quali uteroglobina del coniglio, la “human Clara cell protein”, CC16, la proteina che lega gli androgeni presente nei topi, tutte sono dotate di una cavità (immagine da Grönlund H, 2010)  che potrebbe essere il sito di un ligando e del trasporto del calcio. L’uteroglobina umana ad es. può trasportare retinolo o progesterone. Questa funzione sarebbe coerente con la produzione di Fel d 1 che è ormone-dipendente: i gatti maschi producono più Fel d 1 dei gatti di sesso femminile. Inoltre esiste una omologia tra Fel d 1 ed una proteina che lega gli androgeni presente nei roditori.

Ma Fel d 1 ha una identità di sequenza molto debole con quella delle uteroglobine (circa il 20% per la catena alfa).

L'esatta natura delle  Fel d 1 comunque non è stata ancora chiarita.

Fel d 1 si trova in vari ambienti e tessuti: i lavori del gruppo di Vervloet hanno  dimostrato che la sede principale di sintesi del Fel d 1 è la pelle (le ghiandole sebacee) e non la saliva.  Pertanto il leccare il proprio pelo  non è la principale fonte di Fel d 1 negli estratti e nelle particelle sospese nell'aria.

_-_gatto_foto_2_Lavare il gatto è praticamente inutile in quanto  le concentrazioni di Fel d 1 in ambiente aereo si ricostruiscono in meno di 24 ore.

Si deve poi ricordare come il Fel d 1 sia resistente al calore.

Per inciso, le ghiandole anali, il  fluido lacrimale e il latte (molto poco) contengono del  Fel d 1.

Fel d 1 è, di gran lunga, il principale allergene del gatto:

- si trova spesso positivo in vitro in oltre più dell’ 80 - 90% dei soggetti reattivi all’estratto del gatto;

- spesso è l'unico ad essere positivo tra gli allergeni del gatto;

- rappresenta una parte preponderante della IgE-reattività in seno all’estratto di gatto. Fel d 1 è quindi un buon candidato per i tests diagnostici in allergologia molecolare.

Gli epitopi di Fel d 1 sono in parte conformazionali, in quanto la somma delle IgE-reattività delle due catene separate di Fel d 1 è molto inferiore alla IgE-reattività del Feld d 1 naturale (eterodimero).

La catena beta di Fel d 1 è glicosilata, ma questa glicosilazione non sembra in grado di generare una IgE-reattività.

Abbiamo già accennato alle concentrazioni di Fel d 1 nelle abitazioni con gatto o senza gatto e come sia veicolato da particelle di varie dimensioni e della sua persistenza anche in assenza di gatto.

Vi è da aggiungere  per quanto riguarda le scuole, dove di norma non vi è accesso ai gatti, che la sua concentrazione può aumentare anche di 5 volte a seconda del numero di bambini che hanno in casa l’animale. Interessante poi aver riscontrato la presenza di Fel d 1 anche nei vestiti dei bambini che non hanno in casa l’animale a partire dal primo giorno di scuola.

Il colore del pelo e la razza non sono correlate con la produzione di Fel d 1.

 

Fel d 2

E’ una albumina presente nel siero,  come pure nella forfora e nella saliva. La prevalenza di positività in vitro Fel d 2 varia dal 6% al 30%. Sembra essere più elevata in caso di doppia positività gatto e cane. E 'molto raro trovare Fel d 2 positivo senza che sia positivo anche Fel d 1. La rilevanza clinica di Fel d 2 comunque non è chiara. L’albumina del gatto viene evocata  come principale fattore della "sindrome maiale-gatto” (vedi oltre).

 

Fel d 3

È una proteina di 11 kDa che agisce come inibitore delle cisteina proteasi. Più in particolare, questo inibitore è classificato tra le antiproteasi della famiglia delle “stefins”, gruppo di proteine all’interno della superfamiglia delle cistatine. Fel d 3 evidenzia una identità del 79% con la cistatina A del bue, ed è pure essa un inibitore delle cisteina proteasi.  La reattività di Fel d 3 è poco conosciuta. Uno studio ha stimato nel  2%  la prevalenza di positività al  Fel d 3.

 

Fel d 4

E’una lipocalina. La sua caratterizzazione recente ha messo fine ad una situazione nella quale il gatto si distingueva dai mammiferi per essere apparentemente sprovvisto di lipocalina IgE-reattiva. Fel d 4 è sintetizzato nelle ghiandole sottomascellari. È stato riscontrato positivo nel 30% dei pazienti in uno studio e nel  63% in un altro studio (a volte con una reattività maggiore di Fel d 1). L'omologia di Fel d 4 con altre lipocaline  va dal 21% di identità con Can f 1 (cane), al 26% con Bos d 2 (mucca), al 67% con Equ c 1 (cavallo). Non vuol dire che ciò si traduca anche in cross-reattività.

 

Fel d 5

Questo allergene è costituito dalle IgA del gatto. Di origine sierica, queste IgA sembrano poter essere presenti in estratti di cute. Fel d 5 è stato trovato positivo nel 38% dei pazienti, ma solo ¼ di loro rimaneva positivo dopo deglicosilazione dell'allergene. E’ verosimile quindi che gli epitopi principali di Fel d 5 siano di natura carboidratica. Da tener presentre come all’immunoblot la catena pesante  di queste IgA migra allo stesso livello del Fel d 2, l’albumina del gatto.

 

Fel d 6

L’ IUIS * ha ritenuto le IgM del gatto , Fel d 6,  come "allergene" valido. Tuttavia, le prove della presenza di IgM negli annessi cutanei del gatto non sono state eseguite. E’ stato dimostrato tra Fel d 5 e  queste IgM solamente una cross-reattività , che però è di tipo CCD. 

 

Fel d 7

L’IUIS * ha ugualmente ritenuto come allergene Fel d 7,  una proteina omologa  a quella isolata dalle ghiandole von Ebner (18 kDa) presenti nella regione posteriore della lingua del gatto. Ha una sequenza aminoacidica per il 63 % omologa a quella del Can f 1. Tale situazione potrebbe essere di aiuto nella doppia sensibilizzazione cane e gatto.

 

Fel d 8

E’ una recente proteina isolata dalla ghiandola salivare mandibolare e ha una sequenza simile a quella dei maggiori allergeni del cavallo, Equ c 4 ed Equ c 5, chiamate “latherins” con proprietà tensioattive prodotte nella pelle e nella saliva dei cavalli. E’ stato dimostrato che Equ c 5 , questa proteina “latherin” è un allergene e che si lega alle IgE nel 77 % di allergici al cavallo.

 

* Acronimo di International Union of Immunological Societies

 

Cross-reazioni

I soggetti allergici al gatto con anticorpi verso Fel d 1 hanno mostrato anche di reagire verso le corrispondenti proteine di ocelot, puma, gattopardo, tigre siberiana, leone, giaguaro e leopardo delle nevi.

Parte degli allergici al gatto possono anche reagire ai cani e talora anche ad altri animali. L’albumina sierica rappresenta il principale comune componente. Una estesa cross-reattività si verifica anche tra albumine di specie tra loro non correlate e soggetti con anticorpi IgE verso l’albumina di gatto  possono pure reagire con l’orso, bovini, maiali, roditori e animali da pelliccia quali visone e volpe. Tuttavia vi è una grande variabilità e in genere si ha una selettiva sensibilità verso un numero limitato di specie, indicando epitopi condivisi e specifici.

Per la cross-reattività gatto e cane vedi quanto scritto in merito sulla allergia al cane.

Abbiamo già citato la sindrome maiale/gatto quale allergia alla carne di maiale e al pelo di gatto: tale sindrome è mediata dalla presenza di IgE specifiche che riconoscono l’albumina del siero del gatto e del maiale.

Inoltre altri tipi di carne possono essere a rischio per i pazienti con questo tipo di sensibilità, come indicato da un caso con anticorpi IgE specifici per il gatto e anafilassi indotta da attività fisica (exercise-induced anaphylaxis) dopo l’ingestione di carne di porco o di manzo.

 

Diagnostica

Gli estratti utilizzati per i test cutanei sono certamente migliori e privi di contaminanti rispetto al passato. Possono essere un valido aiuto anche i tests in vitro. Tuttavia spesso non è vi è una stretta correlazione tra il valore riscontrato e la situazione clinica: ad es. per lo stesso valore numerico ad es. 3 kU/l la probabilità di allergia al gatto può variare per di un fattore da 1 a 10 a seconda dei pazienti.

Nella mia esperienza determinare le variazioni della sensibilità allergenica in vari periodi dell’anno mi permette di individuare il soggetto con una sensibilizzazione attiva. Tale test (vedi Diagnostica) mi consente poi di iniziare nei soggetti sensibili una “vaccinazione” strettamente individuale  nel senso che la dose vaccinale viene aumentata solo se non si ottiene una stabile  riduzione della sensibilità precedente e si prosegue fino ad indurre una tolleranza pressochè completa, con grande gioia soprattutto per i bambini e ovviamente anche per i loro genitori.

 

Allergenicità

La sensibilizzazione al gatto rappresenta un fattore di rischio per attacchi di asma bronchiale. L’esposizione all’allergene rappresenta un importante ruolo nello sviluppo di una iperreattività bronchiale e di altre manifestazioni infiammatorie croniche nei pazienti con asma.

Il fumo di tabacco prenatale o postnatale ha un effetto adiuvante nella sensibilizzazione al gatto nei bambini esposti.

La presenza ubiquitaria di derivati epidermici di animali ha un effetto “priming” su una allergia ad es. pollinica in quanto tale ambiente abbassa la soglia di reazione all’allergene e  potenzia pure la stessa flogosi allergica.

L’allergia al gatto e al cane sembra essere un importante fattore di rischio di sviluppare allergia anche agli animali da laboratorio.

I dati suggeriscono fortemente a quelli che hanno una predisposizione all’allergia di evitare di avere animali domestici in casa.

 

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