02C - ALLERGENICITA' E IgE-REATTIVITA'

 ALLERGENICITA' E IgE-REATTIVITA' 

di VASCO BORDIGNON

 

Che cosa è un allergene?

Un comitato di esperti istituito dal OMS lo ha definito così: "Un allergene è un antigene che causa una malattia allergica."

Un allergene quindi  porta alla malattia.

Pertanto non dovrebbe essere chiamata “allergene” la molecola che ha dimostrato di essere in grado di positivizzare in alcuni soggetti dei test diagnostici, ma per la quale non è ancora stato verificato che essa provochi anche una evidente manifestazione clinica.

Naturalmente, possiamo presumere che un test cutaneo positivo sia più vicino alla clinica che una “macchia” evidenziata all’immunoblot. Ma sappiamo anche che una percentuale significativa dei test cutanei riscontrati positivi sono senza una implicazione clinica.

Poiché i tests cutanei a lettura immediata fanno riferimento ad una reazione che coinvolge delle IgE,  sotto la denominazione di “proteine IgE-reattive" si potrebbero riunire  tutte le proteine che dimostrano una IgE-reattività in vitro ( blots-macchie, "RASTs", degranulazione dei basofili, ..) e / o una reattività cutanea.

Lo status di "allergene" deve riservarsi a quelle proteine  che  hanno una implicazione clinica dimostrata. Ciò che importa al paziente è di non presentare (più) disturbi. Per lui  è importante sapere se il contatto con questa proteina nella vita gli sia causa di danno e non tanto se quella proteina migra a x kDa su una striscia di nitrocellulosa oppure  se il suo siero la rilevi)!

Pertanto, in primo luogo, bisogna interessarsi dei veri allergeni, quelli che hanno dimostrato la loro capacità di indurre una risposta clinica in condizioni reali.

Allo scopo interessante la ricerca pubblicata da Henri Malandain nel 2009.

Per tentare di conoscere la percentuale di questi allergeni tra tutte le proteine  IgE-reattive conosciute, ha effettuato una interrogazione alla banca dati di Allergome (accesso 01.04.07).

Questa BDD è molto bene aggiornata e include, tra le altre cose, una scala di allergenicità  per tutte le molecole memorizzate: IgE-immunoblotting, IgE (quantitativo),  test basofili, test cutaneo, test di provocazione.

Solamente  il livello "test di provocazione" può essere paragonato ad una condizione reale in cui la molecola è in grado di soddisfare il livello dichiarato di  "allergene". Altrimenti, vi è solo presenza di indici di IgE-reattività  e quindi di "proteine ​​IgE-reattive."

Il grafico seguente mostra la distribuzione dei livelli massimi raggiunti dalle molecole memorizzate in Allergome (in data 04/01/07):

  03-_MALANDAIN_---ALLERGENI_copia

La conclusione è semplice: quasi il 98% delle molecole in Allergome non sono degli allergeni!! Ugualmente includendo le reattività cellulari (TC, basofili), si ha quasi l'80% di molecole per le quali  sarebbe più onesta la denominazione di " proteine IgE-reattive".

Questo fatto non si limita solamente a quanto definito come allergene, ma anche a tutti gli studi e tutti i tentativi che sono stati fatti per definire un altro aspetto interessante di una proteina: quella poterne predire l’allergenicità, basati su strumenti di previsione (database, algoritmi),  denominati  "in silico", riferendosi ad  applicazioni della branca della matematica chiamata bio-informatica.

La conseguenza più immediata di ciò è che le banche dati che alimentano i calcoli di previsione di allergenicità non sono costituiti da allergeni ma piuttosto da “proteine IgE-reattive”.

Ora una previsione di allergenicità  che fa riferimento a “un insieme” al cui interno poche sono le proteine che sono allergeni clinicamente provati,  non può che portare ad una conclusione di utilità molto relativa: la proteina è più o meno a rischio di IgE-reattività (specialmente in vitro) … ma senza che si possa dedurne che dei pazienti ne soffriranno!

Conoscendo che gli altri tests previsti nei protocolli tipo FAO sono ugualmente molto criticabili (digeribilità, banche dei sieri) il mezzo più pertinente per avvicinarsi alla realtà clinica sarebbe quello di mettere a punto un  modello animale per testare le proteine e  stimare il loro rischio di comportarsi come degli allergeni.

 

Un mio personale commento: quanti pazienti mi hanno presentato "lenzuolate" di esami RAST (IgE specifiche) di decine e decine delle più varie tipologie di sostanze che "a mio parere" non avevano nessun nesso con una vera manifestazione allergica! Quante inutili spese per il paziente e per il  servizio sanitario nazionale! 

 

Fonti documentali alla fine della sezione n. 02