ARTROPODI - ACARI DOMESTICI E DELLE DERRATE ALIMENTARI - ALLERGIA AGLI ACARI - I^ PARTE

ALLERGIA AGLI ACARI DELLA POLVERE DI CASA O ACARI DOMESTICI

E AGLI ACARI DELLE DERRATE ALIMENTARI O ACARI DI STOCCAGGIO

PARTE PRIMA 

TASSONOMIA ED ECOLOGIA DEGLI ACARI

di Vasco Bordignon 

Gli acari comprendono circa 50.000 specie che vivono nel suolo, nella terra, nelle muffe, nelle piante, negli alberi e relative cortecce, nelle acque stagnanti, nei fondi marini, nei nidi degli uccelli, ecc. 

Tra di essi gli acari domestici rappresentano una piccolissima minoranza.

La maggior parte degli acari ha un ruolo utile perchè partecipano alla decomposizione  e alla riutilizzazione delle sostanze organiche.

Alcuni acari sono dei parassiti obbligati, altri sono dei parassiti occasionali o intermittenti, altri, infine, come gli acari domestici, sono dei commensali.

La scoperta del ruolo degli acari nella allergia alla polvere di casa  risale a metà del secolo scorso. Sono stati  Voorhorst, Spieksma e Spieksma-Boozeman  ad aver messo in evidenza nel 1964 una correlazione tra l’allergenicità degli estratti della polvere di casa e la loro ricchezza in acari domestici, specialmente Dermatophagoides pteronyssinus. Questa scoperta è stata confermata da vari gruppi di studiosi di varie parti del mondo.

Il ruolo immunogeno degli estratti di acari è stato rapidamente dimostrato nell’uomo e nell’animale.

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classificazione recente degli acari domestici e di stoccaggio più significativi


TASSONOMIA DEGLI ACARI  DELLA POLVERE DI CASA O PIROGLIFIDI 


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Dermatophagoides pteronyssinus (maschio)

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Dermatyophagoides pteronyssinus (femmina)

Gli acari domestici o della polvere di casa (da “house dust mites”) fanno parte del phylum degli ARTHROPODA, che comprendono anche gli insetti.

Gli acari possiedono otto zampe e non hanno ali.  Il metabolismo degli acari è diverso da quello degli insetti, in quanto i primi espellono guanina che, trovandosi  nelle particelle fecali, viene ricercata attraverso un test diagnostico  sulla polvere di casa, mentre gli insetti producono acido urico.

Gli acari fanno parte della classe ARACHNIDA assieme agli scorpioni o ai ragni.

Quattro famiglie hanno una fondamentale importanza in allergia respiratoria: Pyroglyphidae, Glyphagidae, Acaridae ed Echymyopopidae; un’altra famiglia,  Cheyletidae ha un ruolo meno importante.

Gli acari domestici appartengono alla famiglia Pyroglyphidae. Sono pure chiamati fanerofagi (=mangiatori di cute e annessi) per le loro abitudini alimentari.  Questa famiglia comprende 18 generi, e principalmente Dermatophagoides, Euroglyphus, Gymnoglyphus, Huguesiella, Hirstia, Malayoglyphus e Sturnophagoides , e 48 specie di cui 13 sono presenti nella polvere di casa.

Le specie più diffuse e maggiormente implicate nel campo allergologico oculare, nasale e respiratorio sono le seguenti:

- Dermatophagoides pteronyssinus (= mangiatore di pelle senza ali).

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Dermatophagoides farinae maschio e femmina

- Dermatophagoides farinae, chiamato anche Dermatophagoides culinae. E’ stato scoperto nelle farine destinate al mangime per uccelli, ma si trova soprattutto nella polvere domestica e negli effetti letterecci.

- Euroglyphus maynei. E’ l’acaro domestico che si riscontra più facilmente tra i 400 e i 1500 metri. Euroglyphus maynei è stato riscontrato in gran numero nel Sud dell’Europa, in Africa del Nord e in Australia. Tuttavia la sua importanza clinica non è ancora ben definita.

- Tra le specie più diffuse vi è anche il Dermatophagoides microceras , il “gemello” del Dermatophagoides farinae, la cui morfologia, biologia ed ecologia sono molto vicine.  E’ stato messo in evidenza in Gran Bretagna, in Svezia, in Spagna e negli Stati Uniti.  E’ stato identificato un allergene maggiore Der m 1.

- Dermatophagoides siboney riscontrato solo ai Caraibi, a Cuba, a Portorico. Ha molta somiglianza con il Dermatophagoides farinae e, per questo, potrebbe essere confuso con lo stesso Dermatophagoides farinae  oppure con il Dermatophagoides microceras.

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Cheyletus eruditus

- Cheyletus  eruditus, un acaro predatore degli acari domestici. Due volte più grosso dei Dermatofagoidi, ha un aspetto da piccolo crostaceo, equipaggiato da grossi palpi predatori. Si era ipotizzato un suo impiego nella lotta biologica integrata per controllare e ridurre la popolazione degli acari, ma sfortunatamente anch’esso probabilmente esprime  gli stessi allergeni degli acari domestici.


TASSONOMIA DEGLI ACARI DI STOCCAGGIO O ACARI NON PIROGLIFIDI

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Acarus siro

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Tyrophagus putrescentiae

* La famiglia Acaridae e Glycyphagus comprendono gli acari cosiddetti di “stoccaggio” (“storage mites) chiamati anche acari delle derrate alimentari contrapposti agli acari della polvere domestica.

* Gli acari della famiglia Acaridae comprendono

- Acarus siro

- Tyrophagus casei, che assomiglia al precedente

- Tyrophagus longior anch’esso simile i precedenti; raramente abbondante

- Tyrophagus putrescentiae, l’acaro delle derrate in corso di putrefazione, è talvolta presente in zone temperate ma più spesso in zone tropicali.

* La famiglia Glycyphagidae comprende essenzialmente

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Glycyphagus domesticus

- Glycyphagus domesticus

- Lepidoglyphus domesticus

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Lepidoglyphus destructor

- Lepidoglyphus destructor


CENNI DI MORFOLOGIA DEGLI ACARI PIROGLIFIDI E DEGLI ACARI DI STOCCAGGIO


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VISIONE DORSALE  SCHEMATICA

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VISIONE LATERALE SCHEMATICA

Il corpo degli acari presenta una limitata segmentazione addominale rispetto agli altri Artropodi, e quindi non è possibile distinguere un capo, un torace ed un addome. Per questo motivo viene artificiosamente suddiviso in due parti: una parte anteriore detta gnatosoma  ed una posteriore o idiosoma separate dalla cosiddetta sutura circumcapitolare.  L’idiosoma è una tipica struttura ovalare suddivisa in numerose regioni che vengono utilizzate per indicare la posizione di strutture morfologiche particolari.

Il tegumento

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SCHEMA DI UNO SPACCATO DI TEGUMENTO

Il corpo degli acari è contenuto in una struttura rigida detta tegumento,  una specie di corazza più o meno rigida, elastica in alcuni punti (es. articolazioni) che consente i movimenti e limita le perdite di acqua (che sarebbero notevoli dato lo sfavorevole rapporto superficie/volume). Questo tegumento che separa e protegge gli acari dall’ambiente esterno  è costituito da uno strato di cellule epiteliali chiamato epiderma che poggia su una lamina basale connettivale. L’epiderma dà origine alla parte sovrastante del tegumento chiamata cuticola.

L’epiderma è un epitelio monostratificato cubico-cilindrico nel quale singole o gruppi di cellule possono assumere funzioni di ghiandole tegumentarie (quali ciripare, odorifere, ecc.).

Nell’epiderma sono presenti cellule sensoriali collegate ad appendici di varia forma dette genericamente setole.

La cuticola è uno strato rigido, poco o per nulla estensibile, che può assumere anche un notevole spessore.  La cuticola rappresenta una protezione meccanica, è impermeabile all’acqua e ai gas e serve come punto di inserzione dei muscoli. In alcune parti del corpo si assottiglia e diviene flessibile e quindi anche mobile in membrane inter-segmentali e in membrane articolari.  Alla sua superficie possono essere presenti aree definite più sclerificate, dette scleriti, formando gli scudi dorsali e ventrali e altre strutture rigide del corpo.

La cuticola è formata da tre strati sovrapposti: epicuticola, esocuticola ed endocuticola.

L’epicuticola risulta costituita da tre  strati  detti, partendo dall’esterno, cemento, tectostracum , e cuticolina, costituiti chimicamente da un miscuglio complesso di grassi e cere, prodotte dall’epiderma, che raggiungono la superficie attraverso dei porocanali.

L’esocuticola ha uno spessore variabile, non è presente in corrispondenza delle membrane articolari. E’ costituita da proteine, da cuticolina, chitina e pigmenti che conferiscono alla cuticola la sua durezza e rigidità.

L’endocuticola è lo strato più interno e di maggiore spessore, formato solamente da proteine e da chitina.

L’intera cuticola quindi forma un rivestimento capsulare, che nel suo aspetto esterno viene a costituire l’esoscheletro. Per la presenza di questo esoscheletro l’accrescimento degli acari può avvenire solo attraverso successive mute, ed inoltre permette agli acari di vivere in ambienti ostili: deserti, acque salate, petrolio.

Da questo esoscheletro spuntano numerose setole diffuse su tutto il corpo e le zampe che costituiscono organi di senso chimico (gusto, olfatto), organi di senso meccanico (tattili o capaci di percepire vibrazioni o correnti d’aria), abbondanti specialmente negli acari privi di occhi.

La cuticola in alcuni punti si introflette all’interno del corpo formando dei segmenti sclerotizzati detti apodemi, ai quali corrisponde sull’esoscheletro solchi o fossette che vanno a formare i punti rigidi su cui si inseriscono i muscoli.

Questa parte della cuticola che si invagina all’interno del corpo costituisce l’endoscheletro.

L’esoscheletro e l’endoscheletro formano il dermascheletro, il cui studio comparato consente informazioni utili per la classificazione degli acari.


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ANATOMIA INTERNA


Gnatosoma

Lo gnatosoma o rostro o capitulum, collegato all’idiosoma da una membrana intersegmentale, di norma è costituito da queste parti: pedipalpi, cheliceri, e ipostoma.

I pedipalpi o palpi sono formati da più articoli (fino a 5), sono di forme varie e hanno diverse funzioni quali organi di presa, organi di senso.

I cheliceri o mandibole sono costituiti da tre articoli, di cui il terzo è mobile (digitus mobilis) ed opposto alla porzione distale del secondo segmento (digitus fixus) ed insieme formano la chela (a volte dentata) atta ad afferrare e lacerare il cibo.

L’ipostoma è costituito dalle anche o coxe dei pedipalpi che si fondono tra di loro per formare il labbro inferiore o mascella.

Negli acari lo gnatosoma è completamente chiuso nella faccia ventrale, si apre invece sul dorso con una doccia mandibolare.

La cavità buccale situata sotto i cheliceri comunica anteriormente con la faringe, ventralmente delimitata dall’ipostoma e dorsalmente dal labbro.

Nella cavità buccale può sfociare il dotto della ghiandola salivare posta nella parte anteriore dell’idiosoma.

L’idiosoma

L’idiosoma, negli acari, assume le funzioni dell’addome, del torace e delle porzioni della testa degli insetti. Esso può essere protetto da scudi sclerotizzati oppure essere morbido e praticamente non sclerotizzato.  Viene diviso in varie parti:

- il propodosoma: è il segmento anteriore che porta ventralmente il  I e II paio di zampe;

- il metapodosoma: anche da esso si originano ventralmente il III e IV paio di zampe, fra le quali, spesso si apre nelle femmine l’apertura genitale (vagina od ovoporo), nel maschio il pene.

- l’opistosoma privo di appendici. Nella parte posteriore e ventrale è localizzata l’apertura anale.

Apparato locomotore

Lo spostamento degli acari avviene mediante appendici dette zampe.

Negli adulti e negli stati linfali, salvo rare eccezioni, gli acari hanno quattro paia di zampe articolari suddivise in  sei segmenti primari, partendo dal più prossimale: coxa, trocantere, femore,  genu o patella, tarso e pre-tarso, quest’ultimo munito di setole, di artigli o ventose.

Le larve invece hanno tre paia.

Gli artigli e le ventose costituiscono dei sistemi di ancoraggio e di equilibrio in seno delle fibre tessili.

Le due paia di zampe anteriori sono dirette in avanti e le due posteriori sono dirette all’indietro.

Gli acari si muovono ad una velocità che è stata valutata 1 cm al minuto, vale a dire più di mezzo metro all’ora.  Si è potuto constatare, dopo aver colorato degli acari con rosso Sudan,  che, in una notte,  alcuni acari avevano cambiato di camera.

Apparato respiratorio

Nella maggior parte degli acari di nostro interesse la funzione respiratoria  e gli scambi gassosi si realizzano attraverso la cuticola.

Altri acari respirano per mezzo di trachee che sono invaginazioni tubolari ramificate, spesso anastomizzate, che sboccano all’esterno del corpo mediante due o più aperture dette stigmi.

Apparato neuro-sensoriale

Gli acari sono sprovvisti di un vero cervello, ma comunque ricevono numerose informazioni grazie alle setole o ai peli sensoriali.

La sensibilità tattile, che è la più importante, è devoluta a questi organi sensoriali che trasmettono degli influssi ad un sistema nervoso costituito da gangli.

La sensibilità dell’odorato e del gusto viene ugualmente assicurata da sensori olfattivi e gustativi. La percezione del caldo e del freddo invece  non dipendono da organi specializzati ma dalla conseguenza delle modificazioni dei processi fisiologici interni  che reagiscono alle variazioni di temperatura.

Gli acari non hanno occhi, ma possono comunque percepire delle differenze di luminosità. Essi fuggono dalla luce perché amano l’oscurità

Apparato secretorio

Oltre ai molti pori che si aprono sulla cuticola, gli acari possiedono sistemi escretori complessi tra cui ghiandole coxali, opistosomali o latero addominali, tubi del Malpighi.

Le ghiandole coxali consistono in un sacco celomatico che mediante un canale sboccano all’esterno con un poro adiacente alle setole sopracoxali, che sono poste alla base del primo paia di zampe e funzionano come organo osmoregolatore.

Le ghiandole opistosomali presenti in tutti gli stadi di sviluppo possono produrre feromoni di allarme, come in Acaridae e Pyroglyphidae.

I tubi di Malpighi sono uno o due paia di tubi che sfociano nell’intestino posteriore o in una vescica escretrice omologa al retto, e da qui all’esterno. I prodotti dell’escrezione sono ricchi di guanina.

Apparato digerente

E’ costituito da tre parti

- intestino anteriore che comprende la faringe e l’esofago;

- intestino medio che si suddivide in intestino tenue anteriore e posteriore . Da esso originano dei diverticoli ciechi:

- intestino posteriore o terminale  che comprende l’intestino terminale anteriore e l’intestino terminale posteriore. Quest’ultimo sbocca all’esterno tramite l’ano, situato nella parte ventrale e posteriore dell’opistoma.

Le particelle di cibo vengono spinte dai movimenti dei cheliceri nella cavità buccale in cui sboccano i condotti delle ghiandole salivari che liberano secreti ricchi di enzimi  per la fluidificazione e la predigestione delle particelle.  Alla bocca segue una faringe muscolosa che pompa il cibo nell’esofago con movimenti peristaltici e da quest’ultimo  il cibo avanza nell’intestino medio dove avviene la digestione vera e propria. Prima di passare negli ultimi tratti intestinali le particelle parzialmente digerite vengono ricoperte da un fluido che poi solidifica gradualmente  formando una delicata membrana epiteliale detta membrana peritrofica. Il bolo così ricoperto si muove verso l’intestino posteriore, dove si ha un consolidamento delle palline che diventano pallottoline fecali (diametro10-40 micron) e vengono espulse attraverso l’ano.

E’ nell’apparato digestivo e in particolare nell’intestino medio che vengono secrete la maggior parte degli allergeni maggiori, poi escreti attraverso le particelle fecali.

Sistema circolatorio

Tutti gli organi interni dell’idiosoma sono bagnati da un plasma incolore detto emolinfa, la quale circola liberamente nelle cavità interne sospinta principalmente dai movimenti corporei. In alcuni acari un cuore piatto, posto dorsalmente, può aiutare la circolazione.

Apparato riproduttivo

Gli acari sono a sessi separati e la riproduzione in genere è per via sessuale.

Gli organi sessuali possono presentare strutture complesse, specialmente nei maschi, nei quali comunque si riscontra sempre la presenza di un organo detto pene, di forma diversa nelle varie specie.  Il pene nella situazione più semplice ha la forma di un cilindretto protetto durante il risposo da una guaina membranosa. Esso può essere posto ventralmente fra le coxe del II paio di zampe, oppure fra le coxe del III e IV paio di zampe. L’apertura genitale femminile (vagina) è per lo più tra le coxe del III paio di zampe in posizione ventrale ed assume la funzione di organo deputato alla deposizione delle uova (ovoporo).  La vagina tramite l’utero quando esiste assieme alle ovaie comunicano con la borsa copulatrice, che può essere posta (a seconda della specie) o  ventralmente o dorsalmente al di sopra dell’ano.  La borsa copulatrice è costituita dal vestibolo o apertura della borsa copulatrice, da un sottile canale e dal ricettacolo seminale. Il vestibolo si apre all’esterno e tramite  il canalicolo comunica con il ricettacolo seminale.

Il maschio attratto da feromoni prodotti dalla femmina durante l’accoppiamento depone lo sperma nel vestibolo della femmina. Lo sperma raggiunge il ricettacolo seminale e da qui le ovaie dove feconda le uova, che giunte a maturazione vengono deposte una alla volta in un numero variabile da specie a specie.

Dalle uova dopo alcuni giorni escono le larve esapode, che attraverso varie mute si trasformano in ninfe ottopodi: protoninfa, deutoninfa, tritoninfa ed adulto.

In alcuni acari lo stadio tra protoninfa e di tritoninfa s’intercala uno stadio eteromorfo detto hypopus. Esistono due forme di hypopus: una attiva dotata di movimenti mediante i quali si attacca ad altri artropodi, mammiferi, uccelli e da essi trasportata, consentendo la diffusione della specie; ed una inerte, con pochi movimenti o  completamente priva di movimenti, che spesso rimane racchiusa nella cuticola della protoninfa e può essere trasportata dal vento.  L’hypopus rappresenta uno stadio di sviluppo che è in grado di resistere a condizioni ambientali sfavorevoli, come bassa umidità e relativa assenza di nutrimento per settimane o mesi, per poi riprendere lo sviluppo normale  quando cessano le condizioni avverse, L’hypopus inerte si forma in alcuni acari del genere Acarus, Glyciphagus, Lepidoglyphus .  Nei Piroglifidi la deutoninfa è assente.

Le dimensioni degli Acari sono piuttosto variabili da pochi micron a parecchi millimetri (come alcuni acari del suolo).


Dimensioni degli adulti di alcune specie più importanti nelle polveri di casa e relativo peso

Lunghezza in μ

Idiosoma in μ

Peso medio in μg

Dermatophagoides pteronyssinus

350

285

3,11

Dermatophagoides farinae

360-400

260-360

3,43

Euroglyphus maynei

280

200

1,68

Acarus siro

350-650

320-460

3,31

Tyrophagus putrescentiae

320-415

280-350

3,01

Glycyphagus domesticus

400-750

320-400

n.d.

Lepidoglyphus destructor

400-560

350-560

6,61


Le dimensioni degli acari  in generale variano da 170 a 500 micron; le femmine hanno dimensioni più grandi rispetto ai maschi.  Così i Dermatofagoidi la cui taglia supera 1/3 di mm dovrebbero essere visibili a occhio nudo. Se non lo sono, è perché sono traslucidi ed incolori.

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aspetto traslucido, bianco crenoso di un dermatophagoides pteronyssinus

Alcuni acari di stoccaggio possono essere visibili ad occhio nudo.


CICLO BIOLOGICO DEGLI ACARI PIROGLIFIDI DELLA POLVERE DOMESTICA E DEGLI ACARI DI STOCCAGGIO


La durata della vita degli acari piroglifidi  è in media dai due ai tre mesi e dipende dalle condizioni di temperatura ambiente.

Gli acari si accoppiano una o due volte durante la loro vita.

La femmina di Dermatophagoids pteronyssinus  depone 20-80 uova; la specie Dermatophagoides farinae è più prolifica: da 200 a 300 uova.

A partire dall’uovo l’ontogenesi degli acari comporta 6 stadi: pre-larva, larva, tre ninfe (protoninfa, deuteroninfa, tritoninfa) e adulto.

Vi è una importante diversità dei modi evolutivi a seconda delle specie. Dall’uovo allo stato adulto, la durata dello sviluppo  degli acari piroglifidi necessita di circa un mese. Tale durata inoltre è influenzata sia dalla umidità che dalla temperatura.

Gli acari di stoccaggio si riproducono secondo un ritmo accelerato e la loro fecondità è nettamente superiore a quella degli acari piroglifidi. Essi depongono da 3 a 7 uova ogni giorno.


ECOLOGIA DEGLI ACARI PIROGLIFIDI DELLA POLVERE DOMESTICA E DEGLI ACARI DI STOCCAGGIO


Tre fattori sono importanti per lo sviluppo degli acari:

- un fattore cruciale: l’umidità

- un fattore importante: la temperatura

- un fattore necessario, ma variabile a seconda della specie: l’alimentazione

Se l’influenza del clima esterno è importante, spiegando così ad es. la scomparsa di acari domestici ad altitudini secche e fredde,  oppure, al contrario, alcune distribuzioni specifiche come la presenza di Blomia tropicalis nelle zone tropicali, il ruolo di un appropriato microclima nell’habitat, e, soprattutto quello dello camera da letto, per i Piroglifidi è fondamentale.

RUOLO DELL’UMIDITA’

Numerosi studi hanno mostrato che le condizioni ottimali di sviluppo a 25°C  si realizzavano  per il Dermatophagoides pteronyssinus  con una umidità relativa dal 70 all’80%, e del 60% per il Dermatophagoides  farinae e di almeno l’80% per gli acari di stoccaggio.

L’umidità relativa interna e la temperatura sono tra loro collegate. Sono state realizzate delle tabelle che precisano lo sviluppo ottimale degli acari o il loro essiccamento in funzione delle temperatura e della umidità.

L’umidità relativa critica, cioè la percentuale d’umidità relativa al di sotto della quale gli acari non possono più sopravvivere, è in teoria del 73% per il Dermatophagoides pteronyssinus e del 70% per il Dermatophagoides farinae. Queste nozioni sono teoriche: nella realtà con una umidità relativa del 40% si può ancora osservare nell’habitat una sopravvivenza dei Piroglifidi per 8-9 mesi.

I dermatofagoidi possono allora colonizzare delle zone microclimatiche favorevoli, più umide, in particolare alla periferia dei materassi, e a livello delle imbottiture.

Infine un apporto di aria umida della durata di tre ore per giorno è sufficiente ad assicurare i bisogni in acqua dei dermatofagoidi, così da permettere la loro riproduzione.

Allorquando le condizioni di temperatura e di umidità diventano sfavorevoli, essi sono in grado di bloccare o allungare il loro stadio di sviluppo, intercalando uno stato quiescente di resistenza con arresto dei processi di nutrizione e di riproduzione.

Allo stato adulto allorquando l’umidità e la temperatura sono troppo deboli, gli acari si raggruppano fianco a fianco  per mantenere un calore sufficiente e per fare in modo che la perdita di umidità di uno venga ricuperata dalla umidità dell’altro.

L’umidità relativa all’interno dell’abitazione dipende dalla temperatura e dalla umidità assoluta, ma ugualmente dal tasso di rinnovamento dell’aria per mezzo della ventilazione.

Si sostiene che una areazione della durata di 15 minuti due volte al giorno  possa ridurre l’umidità relativa. Questa misura non ha tuttavia nessun interesse nelle città e nelle regioni dove l’umidità relativa esterna è permanentemente elevata, come nel Nord-Ovest della Inghilterra. Inoltre, l’umidità relativa esterna può variare nel corso della giornata.

L’equilibrio idrico degli acari è precario. I loro apporti idrici sono ottenuti attraverso 4 meccanismi: l’ingestione di cibo, il metabolismo di ossidazione di carboidrati e di lipidi, l’assorbimento passivo dell’acqua attraverso la cuticola e l’intervento di sostanze igroscopiche provenienti dalle regioni peri-articolari.

Le perdite di liquidi avvengono per la traspirazione ma anche durante la riproduzione, la defecazione e l’escrezione.

Gli acari possono parzialmente ridurre le perdite liquide secernendo un liquido oleoso che essi polverizzano sulla loro cuticola.

In modo indiretto, l’umidità è fondamentale per una corretta alimentazione in quanto, allorquando gli acari sono disidratati, la secrezione delle ghiandole che lubrificano le pliche della loro cavità buccale si solidificano e impediscono di alimentarsi.


RUOLO DELLA TEMPERATURA

Gli acari sono capaci di sopportare forti variazioni di temperatura:  da -15°C a +40°C. Difficilmente prolificano al di sotto dei 15°C; sopravvivono ma si sviluppano male al di sopra dei 35°C. La temperatura ottimale richiesta per le colture d’acaro è compresa tra 26,6°C e 32,2°C.

A seguito dell’apporto del calore umano, la temperatura nei letti può passare da 20°C a 25 ± 3°C.

Gli acari piroglifidi non amano le superfici lisce e fredde:  essi si sviluppano più lentamente nei tappeti o nella moquette che ricoprono tali tipi di superfici in confronto allo sviluppo nei materassi  e nei divani.

In senso generale, gli acari di stoccaggio hanno bisogno, per uno sviluppo ottimale, di una temperatura vicino o superiore a quella dei Piroglifidi (30°C).  Tuttavia, alcuni acari di stoccaggio possono sopportare temperature più basse. E’ così per l’Acarus siro che può sopportare una temperatura di 4°C a condizione che l’umidità relativa sia almeno del 65%.

RUOLO DELL’ALIMENTAZIONE

I bisogni quantitativi e qualitativi dei Dermatofagoidi sono modesti. Le squame, i frammenti di cheratina, i peli di origine umana o animale rappresentano l’alimento preferenziale degli acari fanerofagi quali il Dermatophagoides pteronyssinus.

La desquamazione giornaliera di un essere umano, all’incirca di 70-140 mg, è sufficiente a nutrire parecchie migliaia di acari per tre mesi.

In realtà una polvere contenente 11% di proteine è sufficiente per assicurare la sopravvivenza degli acari.

Delle muffe, quali l’Aspergillus penicilloides potrebbero favorire la crescita degli acari predigerendo le squame; tuttavia i tentativi di utilizzazione di antifungini nella lotta contro gli acari non hanno tenuto fede alle aspettative.

Le esigenze nutrizionali del Dermatophagoides farinae sono ancora meno grandi: questa specie è stata coltivata su delle croquette per cani,  su della gelatina o su farina di segale…  I Dermatophagoides farinae hanno vari vantaggi in più rispetto ai Dermatophagoides pteronyssinus.  La loro fecondità è più importante, l’umidità relativa di cui hanno bisogno è inferiore, e il loro cibo è maggiormente diversificato.  Ciò potrebbe spiegare come in alcune regioni i Dermatofagoidi farinae abbiamo preso, in parte,  il posto dei Dermatophagoides pteronyssinus.

Due fattori sottolineano la minore importanza del cibo in rapporto all’igrometria e alla temperatura: da una parte l’analisi dei campioni di polvere dimostrano una fauna acaridica abbondante nelle residenze secondarie occupate occasionalmente e dove le squame umane non dovrebbero essere presenti che in piccole quantità; e d’altra parte i prelievi di polvere effettuati in altitudini secche sono povere in acari mentre il cibo è ancora presente  in quantità sufficiente.

Gli acari di stoccaggio, principalmente Glycyphagidae e Acaridae, sono dei grandi distruttori di derrate alimentari. Questi acari hanno una predilezione per gli alimenti conservati in luoghi umidi. Il loro cibo comune è costituito da grani, paglia, foraggi, farine, semole, ecc.

Al di fuori di questa alimentazione di base, ogni specie ha una predilezione per un cibo particolare, e ciò ne dà testimonianza alcune denominazioni.

- Acarus siro o “acaro delle farine” ha un habitat preferenziale in farine e in cereali, per cui è di costante rinvenimento nei mulini e nei silos,  oltre che dalla crosta di formaggi , su cui forma una caratteristica polverina bianca detta “camola”.

- Tyrophagus casei è conosciuto anche per infestare i formaggi nei quali forma dei piccoli cuniculi.

- Tyrophagus longior è vicino ai due precedenti, con i quali condivide le abitudini alimentari.

- Tyrophagus putrescentiae è presente nelle zone temperate ma più spesso nelle zone tropicali. Ha bisogno di un tasso di umidità relativo molto alto, superiore all’80% e fa parte degli acari fungivori. E’ presente in particolare nei prosciutti, per cui viene anche chiamato “acaro del prosciutto crudo”. Viene isolato in grandi quantità nei locali adibiti alla stagionatura dei prosciutti, ma anche nei caseifici, nei magazzini e negozi di alimentari, nei silos, nella coltivazione di funghi…

- Lepidoglyphus destructor, inizialmente descritto come l’acaro dei silos, delle stalle, o dei granai … sembra rappresentare attualmente  tra i Glicifagidi l’acaro il più sovente riscontrato nelle polveri di casa in Europa.

- Glyciphagus domesyticus preferisce gli alimenti ricchi in zuccheri, ma anche i residui alimentari di origine animale o vegetale.

- Blomia tropicalis è stato messo in evidenza nelle regioni tropicali o subtropicali. Inizialmente descritto nei magazzini dove questa specie si nutriva di derrate alimentari diverse (grani, cereali, ecc.) essa è attualmente considerata come una vero acaro della polvere domestica.


SORGENTI E DEPOSITI DEGLI ALLERGENI DEGLI ACARI PIROGLIFIDI DELLA POLVERE DOMESTICA E DEGLI ACARI DI STOCCAGGIO 

La distribuzione degli acari nell’habitat è direttamente legato alle condizioni necessarie al loro benessere.

I Piroglifidi, specie antropofile, ricercano zone microclimatiche favorevoli per la loro umidità relativa e per la loro temperatura. Gli effetti letterecci, soprattutto quelli che non sono molto aperti e aerati, trattengono il sudore, beneficiano del calore umano e contengono delle squame umane. I Piroglifidi sono gli animali dei nidi, delle lettiere e degli effetti letterecci.

Il loro principale serbatoio sono gli effetti letterecci: materassi, anche quelli con reti a molle, i vari tipi di cuscini, lenzuola, coperte e piumini.

Vi sono anche dei serbatoi secondari: tappeti, moquette, divani, poltrone imbottite e peluche.

In senso generale gli acari possono essere presenti in tutti i substrati tessili fibrosi; essi si sistemano tra le fibre e i pori che esse delimitano, attraverso i quali passa l’aria e il vapore acqueo. Inoltre i substrati tessili ammortizzano pure le variazioni termiche e di umidità.  Gli acari possono per esempio inoltrarsi all’interno dei materassi dove essi possono essere più numerosi che in superficie. I test di riscaldamento e di mobilità hanno dimostrato che il riscaldamento della base di un tappeto o di altre strutture tessili fanno risalire gli acari viventi alla loro superficie dove si possono anche raccogliere.

Possono essere contaminati anche i vestiti, i giocattoli e in particolare i peluche, e anche il cuoio capelluto.

I miglioramenti del confort abitativo, le misure di contenimento della spesa energetica, come l’isolamento termico, hanno probabilmente favorito lo sviluppo degli acari.

Inoltre la presenza di numerosi occupanti che vivono in uno spazio ristretto induce una elevazione delle concentrazioni degli allergeni degli acari.

Al di fuori della abitazione,  dove si passa in media 16 ore al giorno, allergeni degli acari si son potuti misurare in luoghi pubblici (scuole, cinema, mezzi di trasporto, asili nido, ospedali) il più delle volte, tuttavia, in  concentrazioni più deboli.

Gli acari di stoccaggio, al di fuori dei luoghi dove le derrate alimentari sono immagazzinate e stoccate, sono stati descritti nei luoghi più diversi: tetti di paglia, oggetti impagliati, confezioni di farina, alimenti per cani, muri umidi e ammuffiti. Partendo da questi luoghi dove essi trovano il loro cibo, muffe e alimenti, essi possono diffondersi nelle abitazioni e possono essere presenti nelle cucine, nei ripostigli, nei bagni, nei tappeti umidi, in poltrone e divani imbottiti.


RUOLO CLINICO E PARTICOLARITA’ DEGLI ACARI DI STOCCAGGIO 

Il riconoscimento del ruolo degli acari di stoccaggio e della Blomia tropicalis nell’asma e nelle riniti allergiche è stato più tardivo rispetto a quello degli acari piroglifidi.

Gli acari di stoccaggio prima di tutto sono stati messi in causa nelle dermatiti da contatto professionali: la dermatite dei fornai provocata da Acarus siro, la “scabbia” degli addetti alle drogherie dovuta al Glycyphagus domesticus.

Nel 1928, Dekker, il primo a stabilire una connessione tra asma e presenza di acari, aveva dimostrato l’esistenza di acari di stoccaggio (Glycyphagus domesticus, Aleurobius farinae, Tyrophagus siro) negli effetti letterecci dei suoi pazienti asmatici.

Poi le modificazioni dell’ambiente di vita, il passaggio dall’habitat rurale all’habitat urbano e soprattutto una ridotta umidità relativa all’interno dell’abitazione, hanno prodotto per questi acari di stoccaggio uno svantaggio proliferativo a favore invece della proliferazione degli acari Piroglifidi.

Il ruolo degli acari di stoccaggio venne allora limitato al settore agricolo e all’ambiente rurale.

Nel 1968 il potenziale ruolo allergenico degli acari di stoccaggio veniva di nuovo evidenziato: le prime osservazioni di allergie respiratorie erano riferite negli agricoltori scozzesi.

In seguito le osservazioni si sono moltiplicate principalmente nelle regioni fredde, principalmente in Scandinavia: in queste regioni il bestiame resta confinato in ambienti relativamente caldi ed angusti, in stabili dove vi sono immagazzinati foraggi e grani, e dove il contatto con gli agricoltori sono stretti e ripetuti.

Al di fuori degli agricoltori, delle vere allergie professionali sono state descritte negli addetti ai silos di grani, nei mugnai e nei fornai, negli addetti nei negozi di animali.

Infine, più recentemente, è stato riscoperto il carattere ubiquitario degli acari di stoccaggio, in quanto oltre ad essere presenti nell’ambiente rurale, possono essere anche  presenti in ambiente urbano. Ad esempio negli Stati Uniti il 9,3% della popolazione dell’Ohio, che è costituito da ambiente urbano, suburbano o rurale, è sensibilizzato agli allergeni degli acari di stoccaggio (Lepidoglyphus destructor e Tyrophagus putrescentiae).

Sensibilizzazioni in ambiente urbano sono state riportate anche in Austria e in Inghilterra. Diversi studi effettuati in Spagna hanno confermato la presenza di acari di stoccaggio in oltre 30% dei campioni di polvere analizzati.

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Blomia tropicalis

Un posto a parte merita la Blomia tropicalis, specie classificata a volte tra i Glicifagidi e recentemente inserita nella famiglia delle Echymyopopidae. La Blomia tropicalis rappresenta  la fonte allergenica dell’ambiente domestico nelle zone tropicali o subtropicali dove essa beneficia di una temperatura e di una umidità elevate: Argentina, Columbia, Venezuela, Perù, Brasile, ma anche nell’Asia di Sud-Est, Malesia, Taiwan, Singapore, Florida, Spagna.

In alcuni paesi quali la Columbia, Singapore, Malesia, la Blomia tropicalis può essere l’acaro che più spesso viene identificato nei campionamenti  di polvere. La prevalenza della sensibilizzazione alla Blomia può essere molto elevata in questi paesi, più del 90% a Singapore, 85% in Argentina. Vari studi hanno dimostrato parallelamente alla sensibilizzazione alla Blomia, una percentuale elevata di pazienti erano sensibilizzati ai Dermatofagoidi.

Ciascuna specie di acari di stoccaggio possiede degli allergeni in comune a quelli della stessa famiglia e degli allergeni propri.

Esiste una importante reattività crociata tra i diversi acari di stoccaggio Glycyphagus domestica, Tyrophagus putrescentiae, Lepidoglyphus destructor, soprattutto per mezzo  degli allergeni del gruppo 2.

Al contrario, la reattività crociata con Dermatophagoides pteronyssinus è debole, meno del 40% di identità di sequenza aminoacidica tra Der p 2 e gli allergeni del gruppo 2 degli acari di stoccaggio.


MANIFESTAZIONI ALLERGICHE ATIPICHE PROVOCATE DAGLI ACARI DI STOCCAGGIO E DALLA BLOMIA TROPICALIS

Essi possono essere all’origine di allergie alimentari severe quando vengono ingeriti. Numerose osservazioni sono state riportate nelle zone tropicali e subtropicali, dove la temperatura e l’umidità elevate favoriscono la proliferazione di Blomia e di acari di stoccaggio. Il ruolo degli acari Piroglifidi non può essere escluso, in quanto la maggior parte dei pazienti soffrivano in precedenza di una allergia respiratoria agli acari.

L’insorgenza dei sintomi è rapida: shock anafilattici frequenti, asma, angioedema, riniti, orticaria … Numerosi sono gli alimenti incriminati infestati dagli acari: frittelle, torte, pizze, pancake (la “Pancake syndrome”), e prodotti di pasticceria a base di farina di frumento, che sono più frequentemente in causa.  Il numero degli acari può variare da 4900 a 52200. 


Per le fonti documentali, vedi alla fine della parte terza di questo orgaomento.