ARTROPODI - SCARAFAGGI O BLATTE - ALLERGIA AGLI SCARAFAGGI O ALLE BLATTE

SCARAFAGGI O BLATTE 


ALLERGIA AGLI SCARAFAGGI


O ALLE BLATTE 

SCARAFAGGIO - COCKROACH - BLATTE

di Vasco Bordignon 

GENERALITA’

Gli scarafaggi o blatte fanno parte del Phylum degli Artropodi e della Classe degli INSETTI.

Risultano presenti sulla terra da milioni di anni; ne sono stati censite almeno 3500 specie.

La maggior parte di esse vive in ambienti esterni tropicali e subtropicali, mentre un numero limitato (una decina) si è adattata a vivere in ambienti antropizzati.

In Italia le specie considerate sono la Blatta orientalis, la Blattella germanica  e la Periplaneta americana. 

Blatta orientalis o  Blatta o scarafaggio nero

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E' la comune Blatta che infesta le abitazioni, chiamata anche Blatta delle case. Specie originaria della Russia, è ormai diffusa in tutto il mondo ad eccezione delle zone con clima troppo freddo. La colorazione fondamentale è bruna tendente al nero. Il maschio ha ali normalmente sviluppate a differenza della femmina. E' di costumi notturni, lucifuga (non ama cioè l'esposizione alla luce, per cui svolge le sue attività preferibilmente di notte, o comunque in situazioni scarsamente illuminate). E' lunga da 20 a 27 mm. La blatta orientale vive a lungo, il suo ciclo vitale completo può durare anche più di due anni in condizioni ottimali.
Le uova possono essere deposte in ogni periodo dell'anno in ooteche lasciate dopo due o tre giorni in zone con abbondante cibo.
Ogni ooteca contiene 14-18 uova. Le ninfe effettuano circa 10 mute nell'arco di 1-2 mesi prima di diventare adulti.
E' soprattutto in primavera e in estate che queste blatte diventano più visibili; esse lasciano una secrezione che dà cattivo odore negli ambienti.

La sua sopravvivenza è legata alla presenza di acqua in quantità maggiore rispetto alle altre specie. Si sviluppa nelle abitazioni riscaldate, dove vi è abbondanza di nascondigli e cibo, o in luoghi non esposti a grandi sbalzi di temperatura.
Questa specie è relativamente letargica, predilige il movimento nelle ore notturne ed evita ambienti luminosi: la sua comparsa in orario diurno indica una grande infestazione. A causa della morfologia delle zampe non è in grado di arrampicarsi su pareti verticali e si muove strisciando. Rispetto alle altre specie è più lenta e meno prudente.
È molto vorace, praticamente onnivora. 

Blattella germanica o scarafaggio fuochista

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Blattella Germanica e ooteche (da www.pestchaser.com.au)

E' la più piccola delle blatte che troviamo nelle nostre case. Misura 10-15 mm di lunghezza, è di colore marrone chiaro, con due strisce longitudinali bruno nere sul dorso. Entrambi i sessi possiedono ali ben sviluppate che in genere usano quando sono disturbate. Si arrampica agevolmente sulle superfici lisce e sui soffitti grazie a particolari strutture presenti nelle zampe (pulvilli). Reagisce in modo pronto agli stimoli esterni anche a quelli acustici. Come la maggioranza delle blatte, questa specie è lucifuga: non ama cioè l'esposizione alla luce, per cui svolge le sue attività preferibilmente di notte, o comunque in situazioni scarsamente illuminate. Particolare e caratteristica è la necessità di rifugiarsi in fessure che permettano di sentire il contatto con la parte dorsale del corpo (tigmotattismo).

Una colonia è costituita in genere da molti più individui giovani (ninfe) che adulti.
Vive e si sviluppa in locali con alta umidità, temperatura elevata e disponibilità di cibo, in particolar modo nelle cucine, dietro lavatrici, lavastoviglie e lavandini, ma può essere rinvenuta anche in qualsiasi altro locale in cui siano presenti fonti di calore come cucine, motori dei frigoriferi, macchine del caffè. Per questo la possiamo trovare in esercizi pubblici come bar, ristoranti, rosticcerie, panifici, pasticcerie ecc. Per questo sono chiamate “fuochiste”. Il risultato della loro presenza è rinvenire residui di feci attorno e dentro fessure, in soffitti di legno, motori di refrigeratori, lavastoviglie, fornelli, bollitori, macchine da caffè.

Nel loro ciclo biologico la femmina depone molte uova in un'ooteca che tiene attaccata all'addome fino a poco tempo prima della schiusa. Ogni ooteca contiene 30-40 uova e ogni femmina produce 4-8 ooteche durante la vita. Le ninfe escono dalle uova poco dopo che l'ooteca è stata deposta; sono simili agli adulti, solo più piccole.
Il loro sviluppo avviene attraverso una serie di mute in un periodo che varia da 30 a 60 giorni a una temperatura ottimale attorno ai 30°C. Gli adulti vivono più di 100 giorni. 

Periplaneta americana o scarafaggio americano o blatta rossa

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Tra le altre specie presenti nelle abitazioni, anche se meno frequentemente, vi è la Periplaneta americana,  detta anche Blatta rossa, per il colore della sua livrea; questa è originaria, come le precedenti, delle regioni tropicali asiatiche ed africane. La diffusione è avvenuta mediante il trasporto delle derrate alimentari con le navi da carico. E’ attualmente una specie cosmopolita. In Italia si trova maggiormente nelle città portuali del Mezzogiorno.

Le sue dimensioni sono notevoli variabili da 34 a 53 mm. Le ali sono ben sviluppate in entrambi i sessi, ma comunque vola raramente; è anche un modesto arrampicatore senza riuscire ad arrampicarsi su superfici lisce e se lo fa cade facilmente. E’ invece un buon “camminatore”, spostandosi velocemente a terra. Agisce prevalentemente di notte; vivono generalmente in zone oscure e riparate.

Le femmine maturano un massimo di 16 uova nelle ooteche, lunghe 10 mm, che successivamente vengono deposte in ambienti favorevoli allo sviluppo della prole.

Il ciclo vitale è relativamente lungo: viene completato in circa 10-15 mesi a seconda del clima e delle disponibilità di cibo. Lo stadio di uovo dura da 37 a 81 giorni, quello di ninfa dalle 24 alle 140 settimane, quello della vita da adulto dalle 5 alle 26 settimane.

E’ una specie onnivora, comunque generalmente si nutre di sostanze organiche in putrefazione. Ha predilezione per sostanze dolci ed è ghiotta di liquidi fermentati: non è infrequente trovarle dentro bottiglie di birra semivuote.

Questi insetti vivono sia all’aperto che in luoghi chiusi, preferendo comunque ambienti umidi e bui sia freschi che caldi. Vivono bene anche negli edifici (in seminterrati, attorno alle tubature dei bagni, negli scarichi delle fognature, ecc), sulle navi, nei ristoranti, nei panifici, nelle drogherie, nelle serre, ecc. cioè ovunque ci siano o si conservino derrate alimentari.


EPIDEMIOLOGIA

Prima di analizzare i vari gruppi allergeni di questi scarafaggi, è importante ricordare le conclusioni di vari studi sull’argomento, in particolare in particolare quelli americani, nei quali  le conclusioni affermavano come  la prevalenza di questi allergeni era inversamente correlata al livello socioeconomico delle popolazioni studiate, risultando predominante nella gran parte delle abitazioni dei quartieri delle aree più affollate e povere delle città.  Alcuni studi  avevano dimostrato che circa il 30-40% dei bambini asmatici residenti in queste zone (zone catalogate eufemisticamente come “inner-city” dagli autori americani)  era  sensibilizzato agli scarafaggi , mentre la sensibilizzazione scendeva al 21% in quelli che abitavano in periferia (riferendosi a famiglie della “middle-class” e quindi in situazioni abitative ed economiche migliori).

Invece di presentare questi studi, preferisco soffermarmi  su altri studi che hanno coinvolto alcune zone italiane e i loro risultati.

In Italia è stato riportato un tasso di sensibilizzazione agli scarafaggi negli adulti di 1,8-13% Riario-Sforza GG, et al, 1997; Lombardi C, et al, 2008).

In età pediatrica i risultati dello studio di Peruzzi M, et al. (1999) riferiscono una prevalenza di sensibilizzazione alla Blattella del 12,7%, senza evidenza di alcuna correlazione clinica .

Il lavoro di Scacchetti AT e Carboneri A del 2007 comprende un gruppo di 148 persone di Modena e dintorni,  89 maschi e 59 femmine, di età compresa tra i 5 e i 57 anni, con asma, rinite e/o congiuntivite, cefalea, dermatite, prurito, residenti indifferentemente in aree urbane e/o sub-urbane, con presenza o meno di animali domestici nella loro abitazione. Per ogni paziente una scheda raccoglieva i dati riguardanti età, sesso, sintomatologia, età di comparsa dei sintomi, famigliarità atopica, titolo di studio e professione, eventuale dieta e terapia farmacologiche. Sui sieri di questi pazienti è stato testato l’allergene della Blattella germanica mediante ImmunoCap (Phadia) e altri allergeni respiratori (Dermatophagoides pteronyssinus, D. farinae, epitelio gatto, forfora cane, Erba canina, Gramigna dei prati, Cladosporium herbarum, Alternaria alternata). Questi i risultati ottenuti: 28% della popolazione testata è risultata positiva alla Blattella germanica; di questi il 19% rientrava nelle più comuni condizioni socio-economiche; 14 pazienti sensibilizzati allo Scarafaggio non avevano IgE specifiche per Dermatophagoides pteronyssinus, e 8 di questi appartenevano a condizioni socio-economiche adeguate.

I dati di sensibilizzazione verso la B. germanica suggeriscono di valutare questo allergene in tutte le condizioni di costante, perenne sintomatologia respiratoria e/o dermatologica.

Un altro elemento importante è  la non correlazione tra presenza di sensibilizzazione allo scarafaggio e situazioni di degrado socio-economico.

Il prossimo lavoro è ancora più importante per la numerosità dei pazienti pediatrici e per i risultati per gran parte sovrapponibili al precedente.

La Grutta et al. (2011) in una popolazione pediatrica palermitana, dove il clima caldo e secco crea uno sfavorevole ambiente per gli scarafaggi, rappresentata da 504 pazienti con almeno una prova cutanea positiva su un pannello di 17 allergeni alimentari ed inalanti incluso quello per la Blattella germanica e con una storia personale di sintomatologia allergica, afferente ad un centro allergologico ospedaliero, hanno valutato la prevalenza della sensibilizzazione alla Blattella germanica  e la sua associazione con malattie allergiche.

Nel campione in studio, composto da soggetti di età compresa tra 0,4 e17,9 anni, con un’età media di anni 7,8 ± 3,1, con 59,5 %  di sesso maschile, è  stata riscontrata  una positività al test cutaneo per la Blattella germanica in 53 soggetti pari al 10,5 %. [in uno studio multicentrico del 1997 veniva riscontrata una positività del 12,7% di sensibilizzazione in bambini atopici]

L’asma era presente in 364 soggetti, pari al 72,2%, e in 30 di questi vi era associata ad una rino-congiuntivite.  Una rino-congiuntivite senza asma era presente in 81 soggetti, pari al 16,1%. Circa le varie positività allergeniche, è stata trovata una significativa associazione tra Dermatophagoides pteronyssinus e Blattella germanica: 12,2 % di soggetti allergici al Dermatophagoides lo erano pure alla Blattella germanica, ma – interessante – solo 1,3% di soggetti sensibilizzati alla Blattella germanica non erano sensibilizzati al Dermatophagoides pteronyssinus. Tra i soggetti allergici alla Blattella germanica il 69, 8% erano affetti anche da asma, valore non significativamente differente da quello presente nell’intero gruppo pari al 72,4%. Inoltre in questo studio non si sono riscontrate differenze significative tra le classi di età,  tra maschi e femmine, tra la presenza o meno di asma o di rinite nei  famigliari,  tra il numero dei famigliari presenti nell’abitazione, tra il livello culturale della famiglia, tra il tipo di abitazione,  tra la localizzazione urbana o periferica della stessa abitazione, tra la esposizione  o meno al fumo di tabacco, tra la presenza o meno  di muffa o di umidità, ecc.

Il lavoro di Liccardi G, et al. del 2014 coinvolse 10 servizi di allergologica uniformemente distribuiti in tutto il territorio della Regione Campania. Furono arruolati 1477 persone con una età media di 31,2 anni (range 3-79), di cui 834 (56,46%) di sesso femminile, e che manifestavano una sintomatologia respiratoria allergica in atto o sospetta(asma e/o rinite) . Oltre alla compilazione di una scheda informativa riguardante gli stessi aspetti sanitari, di vita, di condizioni socio-ecomoniche, ecc. dei lavori precedenti,  fu eseguita una valutazione allergologica di base mediante prove cutanee con un pannello standard di allergeni (Dermatophagoids pteronyssinus, D. farinae, Alternaria alternata, Cladosporium herbarum, derivati epiteliali di gatto e di cane, Parietaria, Graminacee mix, Assenzio selvatico, Olivo, Betulla, Nocciolo e Cipresso) aggiungendo un estratto di Scarafaggi mix allestito dalla ALK-Abellò. I dati più interessanti sono

- sul totale di 1477 esaminati, 985 pari al 68,8%  avevano alle prove allergiche una positività per almeno un allergene e in questi soggetti fu diagnostica  una allergia respiratoria.

- 90 pazienti furono riscontrati positivi agli scarafaggi (48 maschi e 42 femmine) con una prevalenza complessiva media tra i vari centri del 6,09%

- solo 5 pazienti risultarono mono-sensibilizzati agli scarafaggi

- 85 quindi su 90 evidenziarono positività cutanee per altri comuni allergeni: l’associazione più frequente è con i Dermatofagoidi, seguiti dalla Parietaria , graminacee, ecc.

Si possono trarre le seguenti conclusioni

- la sensibilizzazione allergica agli scarafaggi nel territorio campano non è da sottovalutare, tenendo conto anche dell’aumento della percentuale di sensibilizzazione trovata a Napoli nel 1998 e nel 2013, rispettivamente del 4,58% e del 3,62%.

- la sensibilizzazione agli scarafaggi e ai Dermatofagoidi si conferma come l’associazione più frequente.

- 26 pazienti pari al 28,9% riportano condizioni ideali per la presenza di scarafaggi nel loro ambiente abitativo.  Quindi la maggioranza dei soggetti con una sensibilizzazione agli scarafaggi vive in situazioni economico-abitative normali.

Sostanzialmente in linea con i precedenti.


GLI ALLERGENI DEGLI SCARAFAGGI O BLATTE

GRUPPO 1 (Bla g 1, Per a 1) 

Bla g 1 e Per a 1 mostrano una identità di sequenza aminoacidica del 52-72%, e hanno una distinta struttura primaria rappresentata da molteplici strutture ripetitive accoppiate di circa 100 residui aminoacidici.

Lo studio di Mueller GA, et al. (2013) hanno evidenziato come due strutture ripetitive accoppiate incapsulano una larga e quasi sferica cavità idrofobica, che viene a rappresentare l’unità strutturale di base del Bla g 1. Questa cavità ha la capacità di legare vari lipidi, suggerendo una sua funzione digestiva associata al trasporto non specifico di molecole lipidiche negli scarafaggi.

Questo gruppo 1 degli allergeni degli scarafaggi con probabili funzioni digestive evidenzia anche una omologia delle proteine associate alle membrana dei microvilli degli insetti e con ANG12  proteina dell’Anopheles gambiae, indotta dopo un pasto ematico nell’intestino medio delle femmine adulte delle zanzare.

Bla g1 e Per a 1 hanno diverse isoforme.

Si stima che nei soggetti allergici alla B. germanica la prevalenza di positività per Bla g 1 sia del 25-50%. Spesso è più elevata per Per a 1 : dal 54 al 77% a seconda delle isoforme. 

Bla g1 è una proteina, di 36 kDa ed è labile al calore. Sono stati ritrovati alti livelli di Bla g1 nell’intestino medio, posteriore e nello stomaco. Bla g1 è prodotto in entrambi i sessi e durante tutti gli stadi del ciclo vitale. Le femmine adulte producono ed espellono sensibilmente più Bla g 1 nelle feci rispetto ai maschi e alle crisalidi, specialmente dopo l’ingestione di cibo.

  

GRUPPO 2 (Bla g 2, Per a 2)

Questi allergeni legano lo Zinco ed hanno una struttura che li classifica tra gli enzimi aspartato proteasi. Tuttavia non hanno o ne hanno estremamente poca di attività proteasica.

Bla g 2 è  una proteina di 35 kDa, e  stabile al calore. E’ molto allergizzante. Dal 55 all’80 % dei soggetti allergici alla B. germanica sono positivi per Bla g 2.

Bla g 2 è secreto nell’intestino e viene escreto nelle feci assieme a Bla g 1.

Bla g2, 36 kDa,  proteina stabile al calore (aspartato proteasi); Bla g2 è uno dei più potenti allergeni degli scarafaggi, causando sensibilizzazione nel 60-80% dei pazienti.

Per a 2 ha una bassa percentuale di identità con Bla g 2 (44%).

Reazioni crociate con asparatato proteasi di altri organismi sono da escludere perché le percentuali di identità sono troppo basse.

 

GRUPPO 3 (Per a 3)

Al momento non si conosce l’equivalente per B. germanica.

Per a 3 è rappresentato da una proteina esamerica che evidenzia  omologie con arilforine o proteine di stoccaggio degli insetti (20-34%), con proteine giovanili ormone-sopprimibili degli insetti (31-36%) e con l’emocianina degli artropodi (30-35%).  Comprende numerose varianti molto diverse le une dalle altre (da 46 a 75 kDa), manifestando ai test cutanei una grande variabilità.

Viene considerato un allergene minore.

 

GRUPPO 4 (Bla g 4)

Bla g4 è una proteina prodotta dall’apparato riproduttivo maschile, di 18 kDa proteina, ed è una lipocalina.

Ha una prevalenza di positività variabile dal 20 al 60%.

Non vi è reattività crociata con altre lipocaline  per la bassa percentuale di identità (dal 19 al 24%).

Le strutture di Bla g 4 e di P. americana alla cristallografia a raggi X sono omologhe mostrando la tipica struttura della lipocalina.

 

GRUPPO 5 (Bla g 5)

Bla g 5  è una proteina di 23kDa e appartiene alla famiglia delle glutation-S-transferasi (GST). Questi enzimi sono molto eterogenei  e vengono distinte in vari classi di GST: Bla g 5 è una sigma GST.

Viene spesso presentata assieme a Bla g 2 come uno degli allergeni più importanti; tuttavia la prevalenza di positività è molto variabile da un paese all’altro (dal 20 al 70%).

Evidenzia una percentuale di identità di sequenza del 42-51% con la sottofamiglia GST-2 degli insetti.

Allergeni omologhi a Bla g 5 sono Der p 8 del Dermatophagoides pteronyssinus e Alt a 13 dell’Alternaria alternata.

Per il fatto che è frequente il riscontro di una doppia reattività acari/ scarafaggi, la presenza di una GST nel D. pteronyssinus ha sollevato il problema di una reattività crociata tra acari e blatte per mezzo del GST. Ma la percentuale di identità tra Bla g5  e Der p 8 è solo del 27%. pertanto è poco probabile che ci sia una reattività crociata tra questi 2 allergeni.

Da annotare anche i risultati di uno studio di Santiago HC et al (2012). Essi hanno dimostrato come nella filariasi umana, causata dall’elminto Wuchereria bancrofti sia associata una aumentata prevalenza di  risposte IgE cross-reattive con Bla g 5, dimostrando poi una importante somiglianza molecolare e strutturale tra le due GST.

 

GRUPPO 6 (Bla g 6, Per a 6)

Questi allergeni sono delle Troponine C.  In base alle isoforme, la identità tra Bla g 6 e Per a 6 varia dal 69 al 91%. Poco sappiamo sulla prevalenza di positività.

 

GRUPPO 7 (Bla g 7, Per a 7)

Comprende le tropomiosine degli scarafaggi.

La prevalenza della positività per le tropomiosine degli scarafaggi in Europa e negli USA è del 10-15 %, mentre quella dell’Africa e del Brasile è del 50-55%.

Bla g7, (tropomiosina); Infine è da segnalare una sensibilizzazione più modesta, 16%, provocata da Bla g7.

La percentuale di identità di sequenza tra queste tropomiosine è molto alta (più del 95%).

Vedremo a parte la relazione scarafaggi e acari come pure scarafaggi e parassitosi.

 

GRUPPO 8 (Bla g 8)

E’ rappresentato da una sub-unità della miosina IgE-reattiva nella B. germanica.

Questo allergene presenta una modesta omologia con Lit v 3 (che è ugualmente una catena leggera della miosina) riscontrato nel Litopenaeus vannamei o gamberetto delle zampe bianche del Pacifico. Questo allergene viene considerato un allergene maggiore in quanto riconosciuto nel 55% dei pazienti allergici ai gamberetti. Questo gamberetto è attualmente una delle specie più coinvolte nella acquacoltura.

 

GRUPPO 9 (Bla g 9, Per a 9)

Sono delle arginina chinasi, e quindi delle proteine muscolari come quelle del gruppo 7 e del gruppo 8.

Tra Bla g 9 e Per a 9 vi è una forte omologia, pari al  97%.

Interessante ricordare poi che il primo allergene arginina chinasi descritto è stato quello del Penaeus monodon o gambero gigante indopacifico, ed inoltre che il rPlo i 1 (il ricombinante di Plodia interpunctella  o tignola fasciata del grano o tarma del cibo) abbia inibito il legame alle IgE di  estratti di dermatofagoidi, di scarafaggi, di gamberoni, di aragoste, di mitili  suggerendo che l’arginina chinasi si comporti come un pan-allergene cross-reattivo tra invertebrati.

 

GRUPPO 10 (Per  a 10)

E’ una serina proteasi, proteina di 28 kDa . Evidenzia una omologia di sequenza del 27-38% con le serina proteasi degli acari, del 41-52% con altre tripsine degli insetti.

 

SCARAFAGGI E ATTIVITA’ PRO-INFIAMMATORIA DEGLI ALLERGENI

Vari studi hanno dimostrato in vitro una azione degli estratti di scarafaggi sul recettore PAR-2  con attivazione degli eosinofili, liberazione di IL-8, aumento della permeabilità epiteliale bronchiale  o una azione di rimodellamento delle vie aeree.

 

SCARAFAGGI E ACARI

I soggetti positivi alla B. germanica sono molto spesso positivi anche al Dermatophagoides pteronyssinus. Nel Giappone si riscontra la stessa cosa tra Blattella fuliginosa e Dermatophagoides farinae.

In Scandinavia nei soggetti positivi alle prove cutanee per B. germanica si è riscontrata una frequenza doppia di positività al D. pteronyssinus rispetto a quelli negativi (36% vs 17%).

In Croazia tests positivi per B. germanica erano molto spesso accompagnati da una positività per gli acari di stoccaggio.

Questa relazione tra acari di stoccaggio e positività per gli acari domestici e/o scarafaggi è stata trovata anche in Islanda.

Di fronte ad un risultato positivo per uno scarafaggio e per un acaro la domanda è di sapere se vi è una doppia sensibilizzazione o una sola sensibilizzazione alla quale si è aggiunta una reattività crociata.

Potrebbero essere gli acari ad indurre una reattività agli scarafaggi per i seguenti motivi:

- il 19% degli allergici agli acari presentano un test cutaneo positivo alla B. germanica in uno studio condotto in Portogallo;

- diversi studi hanno dimostrato che il D. pteronyssinus inibisce la B. germanica e che il D. farinae inibisce la P. fuliginosa; mentre l’inibizione inversa si riscontra difficilmente. Questa dissimmetria indicherebbe che sono gli acari gli iniziatori della sensibilizzazione.

Tuttavia la presenza di scarafaggi nell’abitazione può contribuire ad aumentare la frequenza dei test cutanei positivi per D. pteronyssinus: per es. 30% vs 20% in caso di mancanza di scarafaggi.

I lavori di Sidenius KE et al (2001) e quello di Satinover SM, et al. (2005) favoriscono l’ipotesi di una doppia esposizione e di una doppia sensibilizzazione, per il fatto che nonostante un’alta prevalenza di IgE verso il D. farinae e D. pteronysisnusnei nei sieri con IgE verso gli scarafaggi, solo una minoranza di questi sieri evidenziano cross-reattività con la tropomiosina.

Tuttavia non viene escluso che in parte ci possa essere una reattività crociata.

Le tropomiosine sono gli allergeni che hanno le maggiori possibilità di essere i responsabili di queste reazioni crociate per il fatto che vi è una buona percentuale di identità tra le tropomiosine:

- 25% dei soggetti positivi per P. americana e D. pteronyssinus (negli USA) erano positivi per rPer a 7. Una buona correlazione tra rPer a 7 e rDer p 10 è stata dimostrata;

- in una serie di 13 pazienti della Martinica con asma/rinite e allergia ai crostacei, 10 soggetti erano positivi per Der p 10 e 5 per Bla g 7;

- in uno studio eseguita in Luisiana su 54 pazienti allergici ai crostacei (crevette) è stata riscontrata una positività ai test cutanei per acari nel  77% e per gli scarafaggi nel 56%.

Tuttavia poiché nelle aree dove vi è una esposizione significativa agli acari e agli scarafaggi vi è anche una alimentazione ricca in crostacei, sarà molto difficile distinguere tra una reattività crociata a tropomiosine e una vera Si vede come là dove vi è una esposizione significativa agli acari e agli scarafaggi si accompagni ad una alimentazione ricca in crostacei, sarà molto difficile distinguere una reattività crociata a delle tropomiosine ed una sensibilizzazione vera agli scarafaggi. Questo problema si complica ancor di più nelle zone di endemia di parassitosi.

 

SCARAFAGGI E PARASSITOSI

Vari studi hanno dimostrato una grande differenza di positività delle tropomiosine degli scarafaggi tra Europa/USA e Africa/America.

Si è ritenuto che l’alta frequenza di sensibilizzazione alle tropomiosine in Brasil e in Africa sia probabilmente dovuta alla cross-reattività con la tropomiosina derivante dai parassiti intestinali.

Le Tropomiosine derivanti da parassiti quali Ascaris, Filaria e Anisakis simplex mostrano circa 70% di identità della sequenza aminoacidica con la tropomiosina degli acari e degli scarafaggi. 

Nel 2008 Santos AB, et al. hanno pubblicato una interessante ricerca riguardante  la misura in vitro di differenti ricombinanti di Periplaneta americana  e la valutazione delle risposte IgE per Ascaris lombricoides su due gruppi di soggetti brasiliani: un gruppo di 112 soggetti della regione di San Paolo di età compresa tra i 2 e i 52 anni,  ed un gruppo di 119  bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni, della regione del Nord-Est, area endemica per Ascaris lombricoides, tutti con asma/rinite, tutti allergici agli scarafaggi.

Nel primo gruppo 47 soggetti sui 112 pari al 42% sono state riscontrate IgE specifiche sia per  rPer a 7 (tropomiosina) sia per la tropomiosina di Ascaris; mentre nel secondo gruppo (quello dell’area endemica) le stesse IgE specifiche si sono riscontrate in 90 soggetti sui 119 pari al 78,1% !

Risultati simili sono stati riscontrati in altre coorti, con una buona correlazione tra i risultati in vitro per Bla g 7 o Per a 7 e quelli per la tropomiosina di Ascaride.

A questi dati ci si potrebbe porre due quesiti:

1-la frequente positività per la tropomiosina di scarafaggio (Bla g 7 e/o Per a 7) rappresenta la semplice conseguenza di una reazione crociata con la tropomiosina di ascaride in zona endemica?

2-sapendo che le tropomiosine di ascaride sono relativamente omologhe (69-74% di identità) con quelle degli scarafaggi, quale effetto  potrebbe avere la parassitosi sulla reattività e/o allergia agli scarafaggi?

Al momento attuale non ci sono risposte univoche.

Tuttavia una risposta a chi ritiene che l’asma sia collegata al grado di reattività alle tropomiosine, è data nello stesso lavoro di Santos AB su citato in quanto afferma che i pazienti controllati clinicamente con IgE positive alla tropomiosina, anche quelli con parassitosi,  non presentavano differenze sulla gravità dell’asma o sui sintomi della rinite rispetto ai soggetti non sensibilizzati alla tropomiosina.

 

DIAGNOSTICA

Gli estratti diagnostici di scarafaggi non sono perfetti. Il loro contenuto è diverso da produttore a produttore oltre al fatto di essere suscettibili di degradazione in particolare delle proteasi. E’ stato pure notato come non si era eliminata la contaminazione delle materie prime a causa della presenza di acari nelle colture degli scarafaggi. Quindi gli estratti commerciali di scarafaggi usati per la diagnosi e la terapia non sono ancora standardizzati. Estratti di scarafaggi prodotti in USA per la diagnosi allergica mostrano variazioni della concentrazione dei maggiori allergeni Bla g 1 e Bla g 2 di più di sette volte.

Inoltre è possibile che l’estrazione degli allergeni sia incompleta: partendo da scarafaggi liofilizzati si è potuto dimostrare un numero più elevato di bande IgE reattive rispetto a estratti commerciali: 22 al posto di 6-11.

I progressi nella clonazione molecolare e nella realizzazione di allergeni ricombinanti hanno portato ad una maggiore conoscenza della struttura e della funzione degli allergeni degli scarafaggi. I più importanti e i più comuni allergeni della B. germanica e della P. americana sono stati accettati dalla WHO/IUIS Allergen Nomenclature database.

L’uso di allergeni ricombinanti a scopi diagnostici sono stati studiati in vari studi clinici eseguendo test cutanei o determinazione delle IgE sieriche specifiche in pazienti allergici agli scarafaggi. Nel complesso i risultati hanno evidenziato una eterogeneità dei profili di IgE reattività tra gli allergici agli scarafaggi. Quindi ulteriori studi sono necessari per caratterizzare meglio la relativa importanza dei vari allergeni degli scarafaggi in un più ampio numero di pazienti, fornendo evidenze sulla questa sensibilizzazione allergica  che dipende dalla esposizione allergenica, dalla localizzazione geografica  e dal patrimonio genetico.  Questi studi dovranno accertare la più appropriata selezione di allergeni di scarafaggi per essere utilizzati  a scopo diagnostico e terapeutica in una determinata area. (Arruba LK, 2014).

Nella pratica clinica attuale, la diagnosi della allergia agli scarafaggi viene attuata mediante prove cutanee e/o terminazione delle IgE specifiche verso scarafaggi utilizzando estratti grezzi (Ôzdemir Ö, 2014).


IMMUNOTERAPIA

Nello “Environmental assessment and exposure reduction of cochroach: a practie parameter” pubblicato nel 2013, a riguardo della immunoterapia per l’allergia agli scarafaggi, si afferma: “L’immunoterapia con estratti di scarafaggi può essere considerata; tuttavia è stata valutata solo in numero ristretto di studi; la dose efficace è sconosciuta, ed non è chiaro quanto sia efficace il trattamento per l’asma o per la rinite”.

Özdemir Ö, (2014) nella sua Review  presenta lo stato dell’arte di questa terapia riassumendo i pochi lavori pubblicati più significativi dal primo (1988) all’ultimo (2014. Conclude così: “Sebbene questi studi suggeriscano che l’immunoterapia per gli scarafaggi possa essere efficace, per stabilire  l’efficacia e la sicurezza di questo trattamento occorrono ulteriori studi controllati randomizzati con un ampio numero di pazienti  e con un lungo follow-up e l’utilizzo di estratti di scarafaggi ben caratterizzati”.

Attendiamo. 


PREVENZIONE DELLE INFESTAZIONI DA SCARAFAGGI O DA BLATTE 

da fare

1) Mantenere i locali puliti e ordinati e lasciare il pavimento libero da oggetti.

2) Effettuare una accurata sigillatura ermetica attorno al passaggio, nei muri, delle canalizzazioni di tubi del gas, dell’acqua, degli scarichi e dell’impianto elettrico per evitare che entrino dall’esterno.

3) Stuccare eventuali crepe e fessure di pavimenti, pareti e soffitti.

4) Fare attenzione ai sacchi, sacchetti o cartoni di alimenti o verdura (patate, cipolle, scatolame ecc.) che si portano a casa e che possono essere stati conservati in magazzini infestati.

5) Accertarsi che tutti gli scarichi siano dotati di sifone. 

da non fare

1) Non lasciare cibo o residui di cibi in contenitori aperti.

2) Non tenere immondizie in recipienti aperti e smaltirle ogni giorno.

3) Non accumulare scorte alimentari nelle cantine e nei ripostigli.

Come verificare la loro presenza

1) Accendendo improvvisamente la luce di notte.

2) Collocando trappole collanti da cambiare ogni sei mesi.

Nei condomini è importante

1) Avvisare prontamente l’amministratore dello stabile in caso di infestazione del proprio appartamento, affinché faccia controllare gli altri appartamenti e le parti comuni.

2) Nel corso di lavoro per l’allacciamento alla rete fognaria urbana, accertarsi che la fossa biologica usata in precedenza venga rimossa o riempita di terra, per evitare che divenga luogo di annidamento di scarafaggi.

3) Se l’allacciamento alla rete fognaria urbana è già avvenuto negli anni precedenti, informarsi che la fossa biologica sia stata rimossa o riempita di terra.

Gli scarafaggi sono presenti

Se gli scarafaggi sono già  arrivati è necessario attuare una disinfestazione

Esistono in commercio prodotti in libera scelta. Importantissimo accertarsi del rischio di tossicità e leggere attentamente l’etichetta. Cercare i contrassegni di prodotti tossici o nocivi come qui indicati  

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 Trattamenti di ambienti domestici con uso di prodotti in libera vendita


RISCHI

 

PRECAUZIONI

 

TRAPPOLE COLLANTI

A FEROMONI

 

 

NESSUNO

 

NESSUNA

 

ESCHE ALIMENTARI

IN GEL

 

 

BASSI

NON CONTAMINARE GLI ALIMENTI E MUNIRSI DI GUANTI

 

INIBITORI DI CRESCITA

 

MEDI

LEGGERE ATTENTAMENTE LA SCHEDA DI SICUREZZA PRIMA DELL’USO

 

PIRETRINE

 

MEDI/ALTI

APPLICARE USANDO INDUMENTI DI PROTEZIONE E ATTREZZATURE INDICATE NELLA SCHEDA DI SICUREZZA

 

ORGANOFOSFORICI

 

ALTI

FAR ESEGUIRE L’INTERVENTO A DITTE SPECIALIZZATE

      



PRINCIPALI FONTI DOCUMENTALI

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