INTOLLERANZE ALIMENTARI - TEST ALTERNATIVI NON AFFIDABILI E NON RIPRODUCIBILI

TEST ALTERNATIVI SULLE INTOLLERANZE ALIMENTARI:

NON AFFIDABILI E NON RIPRODUCIBILI

di B. Wüthrich, J.P. Lantin

Introduzione

Alcuni anni fa avevamo pubblicato una messa a punto in questa rivista sui metodi non convenzionali e non scientificamente controllati per la diagnosi e la terapia delle malattie allergiche che sono stati proposti negli ultimi decenni, metodi che hanno ottenuto il consenso di una parte non irrisoria di medici e di non pochi pazienti1.

Avevamo preso in rassegna tra l’altro la chinesiologia applicata o test muscolare per le allergie, i test cutanei elettrodermici come la biorisonanza, i test diagnostici in vitro come il test citotossico e la determinazione delle IgG e IgG4 specifiche per i cibi nella diagnostica delle allergie e intolleranze alimentari.

Avevamo concluso che questi test e metodi vanno proscritti 2-8.

L’allergologo, una volta messo al corrente dell’uso che alcuni medici fanno di queste procedure cosiddette alternative, non può esimersi dal fare quanto può per proteggere il paziente e fra i suoi compiti vi è quello di esprimere con franchezza le sue critiche.

Purtroppo l’esperienza quotidiana degli allergologi ticinesi dimostra che questi test, che sono anche offerti da farmacisti, estetiste e naturopati, sono ancora praticati su larga scala.

Una volta ricevuti i risultati molti medici e  pazienti, perplessi dai risultati e dal gran numero di alimenti da evitare, richiedono la consulenza di un allergologo, contribuendo così ad aumentare i costi della salute.

Spesso le diete proposte sono complesse, difficili da seguire e anche costose.

Una recente puntata di Patti chiari, trasmissione sui diritti dei consumatori della RSI  (www.rsi.ch/pattichiari; LA1 25.10.2013), a cui abbiamo partecipato come presidente e vice-presidente/segretario della Società Ticinesi degli Allergologi e Immunologi clinici (STAI), ha denunciato l’inaffidabilità di questi test.

L’inchiesta ha messo sotto esame cinque diversi test tra i più diffusi sul mercato ticinese: test del capello (bioscreening), biorisonanza, test kinesiologico computerizzato, cytotest e test IgG/IgG4 (entrambi test del sangue).

La trasmissione ha selezionato due persone con due profili diversi, che si sono dette disposte a fare da cavia. La prima con problemi di digestione e convinta di avere delle intolleranze alimentari, la seconda in ottima salute e convinta di non aver problemi d’intolleranza.

La prima persona è stata sottoposta al “Breath test” per la ricerca di un’intolleranza al lattosio, test risultato positivo, e a test sierologici specifici (anticorpi antitransglutaminasi) alla ricerca di una celiachia, risultati negativi. Questa persona soffre pertanto di un’intolleranza al lattosio e, una volta posta la diagnosi, ha eseguito una dieta d’eliminazione con beneficio.

Nella seconda “cavia”, in ottima salute e molto sportiva, questi test si sono rivelati entrambi negativi.

Cogliamo l’occasione di riportare qui i risultati dei cinque test alternativi – che descriviamo brevemente – con il permesso dei responsabili di Patti Chiari ((Signora Eleonora Terzi e Signor Lorenzo Mammone).

 

Biorisonanza

Il termine biorisonanza (dal greco “bios” = vita, dal latino “resonare” = risuonare) indica, secondo diversi siti internet (per esempio www.emindex.ch), un procedimento diagnostico e terapeutico in cui le vibrazioni elettromagnetiche emesse dal corpo del paziente sono assorbite e modificate mediante uno speciale apparecchio, prima di essere nuovamente immesse nell’organismo.

Le “due cavie” della trasmissione sono state allacciate all’apparecchio tramite delle cinghie alla testa, alle mani e alle caviglie. Dopo di che l’apparecchio esamina il campo magnetico del cliente.

Risultati

“Cavia 1”: risultati positivi a latte, zucchero, zucchine, ananas, carne suina, carne di manzo.

“Cavia 2”: risultati positivi a latte, senape, aglio, porri, cioccolato, quinoa, kiwi, vino rosso, lampone, funghi, banana, cipolla, peperoncino, pesca.

Commento

Cercando “Biorisonanza” in Google appaiono circa 52.700 risultati e aggiungendo Ticino ben 32.700. Invano si cercano rapporti critici o la presa di posizione della Società Svizzera di Allergia e Immunologia 9-10.

Secondo la teoria degli addetti “Il corpo umano irradia diverse oscillazioni elettromagnetiche: tessuti ed organi hanno oscillazioni proprie. Queste oscillazioni singole sono in contatto tra loro e s’influenzano reciprocamente. Si può immaginare che le oscillazioni di un individuo sano siano strutturate in maniera differente da quelle di un individuo malato. Negli individui malati le oscillazioni memorizzate nel corpo di sostanze estranee (quali metalli tossici, batteri, virus, allergeni, muffe ecc.) disturbano il quadro oscillatorio” (http://www.centrodimedicinabiologica.it/biorisonanza-bicom-2000-optim-) “Qui si misura il soggetto dopo averlo messo in contatto la sostanza. Questa può essere posta in una vaschetta collegata elettricamente con la sonda, o addirittura essere sostituita da un segnale elettronico equivalente. A parte la semplicità, un vantaggio del metodo è che si possono fare test di gruppi di sostanze. Ciò consente in primo luogo un’indagine mirata, e quindi più ampia (un buon test può comprendere centinaia di allergeni). Si testano prima dei gruppi (ad esempio le graminacee) e se risulta l’intolleranza, s’indaga più in profondità. Soprattutto si possono fare dei test di combinazioni, cosa molto importante perché a volte l’intolleranza scatta solo in presenza contemporanea di più allergeni.

Recentemente, di questi apparecchi sono state presentate delle versioni più “evolute”, fornite di schermo visuale computerizzato. Un ingegnere biomedico esperto e un fisico, che hanno esaminato queste apparecchiature, hanno dichiarato che si tratta di un semplice misuratore di resistenza11,12. Inizialmente la biorisonanza diagnostica affermava di poter individuare le allergie e in seguito di “spegnerle”. Dato però che studi controllati hanno sancito che i test di biorisonanza non hanno alcuna affidabilità nella diagnosi e nella terapia delle allergie, confermate da prick test e dalle IgE specifiche (RAST/CAP) 13-14, ora si afferma di poter diagnosticare con questo test le intolleranze alimentari che non possono, per definizione, essere dimostrare con test cutanei o sierologici, perché non hanno una base immunologica.

Nel paziente n°1, intollerante al lattosio, la biorisonanza avrebbe dimostrato un’intolleranza a sei alimenti: eliminando il latte (e i latticini), la paziente avrebbe notato un grande miglioramento, se non una completa risoluzione dei suoi sintomi, ma l’eliminazione delle carni (suine e di manzo), dell’ananas e dello zucchero non è affatto indicata. Un’intolleranza allo zucchero di canna o di barbabietola, tra l’altro, non è conosciuta nella letteratura, dove sono note soltanto delle reazioni avverse a lattosio, fruttosio e sorbitolo.

La “cavia n°2” soffrirebbe, secondo questo test, di ben quattordici intolleranze alimentari. Fra queste anche il latte, che viene in pratica sempre diagnosticato con i test diagnostici alternativi. Questo forse perché l’intolleranza al lattosio è frequente (fino al 20% nella

popolazione). La “cavia n°2” afferma però di sopportare tutti i cibi senza problemi.

Alla critica che si fa ai sostenitori della biorisonanza, essi rispondono in genere “Una caratteristica comune a tutte le medicine non convenzionali è che dipendono moltissimo dalla persona che le applica e questa tra parentesi è una delle difficoltà che s’incontra a inquadrarle scientificamente. Anche quando si fa uso di macchine di biorisonanza, entrano in gioco fattori come l’influenza reciproca dei campi energetici dell’operatore e del soggetto sotto test. Le variazioni d’energia, in un determinato momento sono innumerevoli. Qui entra in gioco la componente umana”.

La biorisonanza non si limita alla fase diagnostica; centrale è la sua utilizzazione a scopo terapeutico. Inizialmente la si propagandava come una terapia capace di "cancellare"  le informazioni patologiche di “spegnere” le allergie introducendo direttamente al paziente le informazioni invertite, ritrasmesse mediante gli elettrodi, che vanno quindi a sovrapporsi all'oscillazione originale.

Tutta questa teoria è stata sconfessata da numerosi studi condotti scientificamente 13-14.

Ora si afferma che con “questo procedimento è possibile eliminare i campi di disturbo e rafforzare le forze di auto-guarigione dell'organismo, in modo tale che esso sia in grado di avviare processi di disintossicazione e risanamento. Accanto a questa terapia globale “si possono effettuare trattamenti ancora più mirati, calibrando l’apparecchio sugli organi o sui tessuti danneggiati dal processo patologico”.

Il concetto della biorisonanza è stato sconfessato anche dalla medicina complementare stessa. II Prof. E. Ernst, cattedratico di medicina complementare alla Peninsula Medical School delle Università di Exeter e di Plymouth, in Gran Bretagna, ha scritto: “Using the example of bioresonance therapy, this article demonstrates  how pseudo-scientific language can be used to cloud important issues. This can be seen as an attempt to present nonsense as science. Because this misleads patients and can thus endanger their health, we should find ways of minimizing this problem” 15.

Sotto questa luce è incomprensibile che la Legge Sanitaria del Canton Ticino (18 aprile 1989, modifica 26 settembre 2012) approvi e regolarizzi la biorisonanza e che ci siano assicurazioni che accettino di rimborsare questo metodo non comprovato e inaffidabile.

 

Test del capello (Bioscreening®)

Il test è proposto sul mercato in Svizzera dalla ditta Biobrisk (www.biobrisk.ch) di Lugaggia. Secondo  l’informazione su internet (http://biobrisk.com/bio-screening/test-intolleranze-alimentari/) il Bio Screening “è un esame di laboratorio che permette di evidenziare il livello di intolleranza dell’organismo verso 331 alimenti, 160 sostanze fra coloranti, conservanti e altro (peli di animali, sostanze vegetali, etc.); individua la presenza di un eventuale non corretto utilizzo di vitamine, minerali e aminoacidi; rileva la probabile influenza negativa di metalli tossici”.

L’esame è distribuito dalla Bio Brisk Sagl ed è effettuato dai laboratori Arke Labs (www.arkelabs.com/) con sede, tra le altre, a Savona/Genova (Italia).

Il Bio Screening® viene eseguito su una ciocca di capelli, poiché secondo l’annuncio “i capelli, poiché tessuto biologico e organico, sono costantemente in rapporto con i liquidi circolanti del nostro corpo. I capelli sono messi in un apposito campo elettromagnetico (Biorisonanza) e testati con i vari alimenti, prodotti di sintesi e altre sostanze”. Il test Bio Screening® darebbe al paziente  “una panoramica per migliorare il suo stato di salute e può aiutarlo a  comprenderlo”. Sarebbe ideale per tutti (bambini piccoli, ragazzi, adulti, anziani e sportivi), è  indolore (basta tagliare un paio di ciocche di capelli, non è necessario alcun prelievo di sangue), ed è  economico (un solo test che analizza alimenti, minerali, vitamine, aminoacidi, enzimi, prodotti organici e inorganici e metalli tossici si può comprare online per SFr. 320 con uno sconto di SFr. 40, se richiesto con interpretazione del medico).

In una tabella nel sito online sono indicate le principali farmacie in Svizzera (per il Canton Ticino sono tredici farmacie nel Sopraceneri e sedici nel Sottoceneri) (da notare solo due farmacie a Zurigo e nessuna nei Cantoni Uri, Svitto, Untervaldo, Lucerna, Zugo, Appenzello!) che collaborano con la ditta per la distribuzione, la preparazione e l’interpretazione dell’esame Bio Screening®. Anche presso alcuni terapeuti e medici si può richiedere quest’esame. Questo test sarebbe indicato nel caso di sovrappeso e obesità, ansia e depressione, cefalea e mal di testa, stanchezza e astenia, eczema, disbiosi intestinale e molti altri disturbi ancora.

Risultati

“Cavia n°1”: risultati positivi a salsiccia, latte di sesamo, alloro, albume d’uovo, tuorlo d’uovo, carne suina, formaggi freschi vaccini, crema di latte vaccino, formaggi stagionati vaccino, prosciutto di cinghiale, formaggio di capra, canna da zucchero, prosciutto cotto, melanzana e farina banana.

“Cavia n°2”: risultati positivi a formaggio di bufala, pepe di cayenna, noce di cocco, lyme, caffé, astice, vino bianco, scorzanera, formaggi freschi vaccini, burro di latte vaccino, salsiccia, cetriolo, farina di latte vaccino, cacao, peperone, peperoncino verde, bresaola, pomodoro, carne di manzo, patata, kefir, cefalo, latte di asina, pompelmo, ciliegia.

Commento

La prima persona, sofferente di un’intolleranza al lattosio, approfitterebbe dell’eliminazione dei formaggi freschi vaccini, la crema di latte e il formaggio di capra, ma farebbe una dieta inutile se eliminasse l’uovo, la carne suina, la salsiccia, il prosciutto di cinghiale, etc. Perfino il formaggio stagionato a pasta dura, come per il parmigiano, è ben sopportato dagli intolleranti al lattosio.

Non commentiamo i test positivi nella seconda persona, assolutamente sana, perché i risultati parlano da sé.

I giornalisti della trasmissione hanno inviato, vista l’inattendibilità di questi due test, due campioni degli stessi capelli, tagliati nello stesso momento alla stessa persona, con due nomi diversi (nel formulario è stato cambiato solo il nome della persona mantenendo identici gli altri dati) allo stesso laboratorio.


TEST DEL CAPELLO

CAMPIONE 1

TEST DEL CAPELLO

CAMPIONE 2

BURRO DI LATTE VACCINO

CREMA DI LATTE VACCINO

LATTE VACCINO

PORRO

FUNGHI

SALAME SUINO

FORMAGGI FRESCHI VACCINI

FORMAGGI STAGIONATI VACCINI

CARNE SUINA

RIBES NERO

PROSCIUTTO CRUDO

PESCA

CALAMARO

SEGALE

RISO

TONNO

PATATA AMERICANA

LATTE DI COCCO

LATTE DI AVENA

TUORLO D’UOVO

LIEVITO DI BIRRA

PEPERONCINO ROSSO

POMODORO

CARNE DI CERVO

PEPERONE

LATTE DI SOIA

BIETOLA

MELANZANA

FUNGHI

BASILICO

AZUKI

FARINA DI SEMI DI CARRUBA

ANANAS

MANDORLA

TARTUFI

FICO

VINO ROSATO

CASTAGNA

OLIO DI SEMI VARI

UVA BIANCA

FARINA DI CASTAGNE

PEPE DI CAYENNA

CACAO

ERBA CIPOLLINA

PEPE NERO

UVA NERA

PEPE BIANCO

PATATA

FARINA DI BANANA

CURRY

NOCE DI COCCO

CARPA


Come risulta dalla Tabella sovrastante  il test del capello ha indicato per un campione 19 alimenti da evitare, per l’altro campione 33 alimenti.

Ma, cosa più importante, tra i due campioni di capelli identici c’era solo un alimento in comune da evitare: i funghi. Il test è stato ripetuto una seconda volta, alla presenza di un notaio che ha certificato la correttezza dell’operazione. Anche in questo caso, con i due campioni identici, i risultati hanno dato esito completamente diverso (il test ha infatti indicato per un campione 15 alimenti da evitare e per il secondo campione 6 alimenti da evitare. E anche in questo caso, in comune, vi era un solo alimento, lo zucchero bianco!).

Contattato dalla redazione di Patti Chiari, il titolare della ditta Biobrisk di Lugaggia non ha voluto rilasciare dichiarazioni, indirizzando i giornalisti al laboratorio Arke Labs (www.arkelabs.com) di Savona che esegue direttamente i test. La ditta svizzera risulta, infatti, essere solo un tramite che raccoglie i campioni e li invia al laboratorio italiano. Anche l’Arke labs non ha voluto rilasciare interviste. Dopo la richiesta di spiegazioni da parte della trasmissione Patti Chiari sui due siti internet delle ditte è comparso l’annuncio: “Il LABORATORIO PRESENTA PROBLEMI TECNICI. PERTANTO I TEST NON POTRANNO ESSERE ELABORATI FINO A NUOVO AVVISO”. Quest’annuncio è però nel frattempo scomparso dal sito italiano.


Test kinesiologico computerizzato

o Test muscolare per le allergie.

Applied Kinesiology (AK) è il termine di riferimento per un metodo pseudoscientifico di testing muscolare e di  terapia connessa. Il concetto è che ogni disfunzione organica si accompagni da una specifica debolezza muscolare, ciò che permetterebbe appunto una diagnosi attraverso procedure di testing muscolare. A professarla sono chiropratici, cosiddetti naturopati fisioterapisti, nutrizionisti ed altri praticanti di dottrine parascientifiche. È bene ricordare che la chinesiologia, o studio del movimento, ha solide basi scientifiche.

È della chinesiologia applicata, che del termine chinesiologia si è appropriata, che stiamo parlando, ed è ovvio il rischio legato alla confusione dei due termini 16.

I sostenitori dell’AK teorizzano che allergie, deficit nutrizionali e altre reazioni avverse agli alimenti si possano scoprire facendo assumere al paziente la sostanza sospetta o limitandosi a farla sciogliere sotto la lingua. Le allergie sarebbero causate da “un blocco energetico”, diagnosticabile via il testing muscolare. Kinesiology.net 17 stima che esistano più di 50 tipi di sistemi e tecniche di AK. In Italia l’“Associazione di Ricerca Intolleranze Generi alimentari” indica un test (DRIA test) basato sulla somministrazione di un estratto allergenico seguito dalla misurazione all’ergometro della forza muscolare. Si considera positivo il test se vi è una diminuzione della forza muscolare. Nel nostro caso il test kinesiologico è stato eseguito da un’estetista diplomata (www.esteticapaola) che usa il Sistema Vitalybra con un tester dinanometrico Driaton.
ll Driaton, distribuito in esclusiva da Driatec, (http://www.driatec.it/joomla/test-dria) è composto da un sedile a scocca rigida con schienale regolabile. Alla base del Driaton c'è una cinghia di cuoio, completa di cavigliera, collegata ad una cella di carico che misura la forza di trazione esercitata dal paziente (vedi figura sovrastante). Il paziente esercita una trazione su una cella di carico, mentre il medico gli somministra diluizioni standard delle sostanze sospette. La forza di trazione è visualizzata sullo schermo di un computer; il contatto con una sostanza avversa sarebbe rivelato da un calo della curva di sforzo. La rilevazione è inviata a un computer che elabora il tracciato di risposta, lo evidenzia sullo schermo e lo stampa. Al paziente viene misurato il valore di riferimento del metabolismo a riposo. Questo valore è nuovamente misurato dopo che il paziente ha assunto per via sottolinguale 14 principi attivi alimentari. Se dopo aver bevuto un principio attivo, il valore misurato è più del doppio di quello di riferimento significa che l’organismo non tollera quell’alimento.

Il costo dell’esame è di SFr. 400.00, compresa una consulenza dietetica di un anno.

Risultati

“Cavia n°1”: risultati positivi a lievito di birra, zucchero, lattosio, alcool, fagioli e uovo.

“Cavia n°2”: risultati positivi a lievito di birra, zucchero, lattosio, alcool e fagioli.

Commento

È interessante notare che i risultati nelle due cavie sono identici per cinque alimenti. La paziente n° 1 è inoltre risultata positiva all’uovo. Questa persona, sofferente di un’intolleranza al lattosio, approfitterebbe dell’eliminazione di prodotti privi di lattosio, ma eliminerebbe inutilmente le uova, i fagioli, cibi zuccherati e alcolici. Dato che la gamma degli alimenti da eliminare, quando esista un’intolleranza a lieviti ed a sostanze fermentate, è vasta (http://www.eurosalus.com/intolleranze-allergie/lieviti-e-prodotti-fermentati), una dieta di eliminazione nella vita quotidiana è in pratica impossibile.

Secondo Stephen Barrett 17 i concetti di chinesiologia applicata sono fuori dalla realtà scientifica e gli studi controllati 18-20 non hanno mai trovato differenze fra i test praticati con gli alimenti o il placebo. Le differenze fra un test e l’altro possono dipendere da numerose variabili che vanno dalla suggestionabilità, allo stato di fatica muscolare del paziente al momento dell’esame.


Cytotest

Il test leucocitotossico, detto anche test di Bryan, fu proposto nei primi anni 80. Il test è basato sul presupposto che l’aggiunta in vitro di un alimento specifico al sangue intero o a una sospensione in siero di leucociti, dia luogo a una riduzione dei bianchi o alla loro apoptosi se si è intolleranti a questo alimento. La presa di posizione dell’AAAI (America Accademy of Allergy and Immunology ) 4,5 e un articolo-rassegna di Lehman del 198020 hanno chiaramente affermato l’inattendibilità di questo test nella diagnostica allergologica alimentare e/o respiratoria. Degli interventi governativi USA, inoltre, hanno messo un freno al battage commerciale a suo tempo fatto attorno al test citotossico. Più recentemente, è stato lanciato in vari Paesi un test più sofisticato per scovare le ipersensibilità non IgE-mediate (intolleranze). Si tratta dell’ALCAT (Test for Cellular Responses to Foreign Substances). È basato sulla misurazione  del diametro dei globuli bianchi dopo un periodo d’incubazione con le sostanze presunte causali, mediante una strumentazione elettronica, ADS 1200, che consente conteggi istantanei delle cellule in serie parallele di grandezza, che a loro volta mettono capo all’elaborazione di un istogramma. Il motto promozionale è: “Evidenziare le reazioni avverse agli alimenti mediante la più avanzata tecnologia”. Il foglio illustrativo dell’apparecchio dichiara l’estrema sensibilità e riproducibilità dei risultati. 

Sul mercato italiano è promosso su larga scala un test analogo, il Cytotoxic Test® (www.cytotest.net). Viene proclamato che il Cytotest è il test più accreditato a livello scientifico per la diagnosi delle intolleranze alimentari(www.cytodiagnostic.com/) . “Esistono diverse metodiche per la diagnosi d’intolleranze alimentari croniche, ma spesso con attendibilità esigue, questo perché le reazioni si manifestano con modificazioni cellulari e di solito non è presente il fenomeno IgE”. 

Il Cytotest è stato eseguito direttamente dal laboratorio Unilabs Ticino. Il fascicolo di spiegazioni parla di un Citotoxyt –Test importato in Europa dal Prof Mandatori, Prof Rizzo e Dott. Lauletta per il laboratorio Natural sr. Il costo è di SFr. 304.

Risultati

“Cavia n°1”: (Sorprendentemente) risultati positivi soltanto al carciofo e uva.

“Cavia n°2”: positivo a gamberi, aragosta, crostacei, granchio, scampi, merluzzo, salmone, tonno, aringa, pesce spada, spigola, triglia, trota, maiale, fagioli, piselli e aglio.

Commento

 Eseguendo solo il Cytotest la prima paziente sofferente d’intolleranza al lattosio avrebbe avuto una diagnosi errata. Questo avrebbe ritardato una corretta valutazione dei sintomi manifestati, con conseguente ritardo nella cura.

Invece “la cavia 2”, persona sana, soffrirebbe d’intolleranze a crostacei, pesce, carne di maiale, legumi e aglio e dovrebbe pertanto seguire una dieta vegetariana.

A sostegno dei test citotossici vengono spesso citati alcuni lavori, per lo più  consistenti in interventi congressuali o  in articoli comparsi su giornali privi di un comitato di referenti22-24, i cui risultati sono stati in buona parte sconfessati da successivi lavori25-27. Fin d’ora è chiaro che il sistema ALCAT e il Cytotest sono una riedizione del vecchio “cytotoxic testing”, che non è finora riuscito a produrre un’adeguata documentazione a sostegno della sua efficacia e che non dovrebbe essere in nessun caso ammesso a rimborso da parte delle assicurazioni sociali.

L’analisi del Cytotest, che può essere prescritta solo dai medici, è stata definitivamente sconfessata dai risultati ottenuti su due campioni dello stesso sangue prelevati da uno dei due autori di questa pubblicazione. Il sangue, prelevato nello stesso momento in presenza di un notaio, è stato ritirato dal corriere del laboratorio Unilabs nello studio del collega del piano di sotto dopo circa un’ora, mentre l'altro campione di sangue è stato portato in uno studio di un collega vicino dove è stato ritirato dal corriere dello stesso laboratorio dopo alcune ore. 

CAMPIONE di SANGUE 1

CAMPIONE DI SANGUE 2

POMODORO

GRANO TENERO

GRANO DURO

OLIVA

CAROTA

CAVOLFIORE

PISELLI

PESCA

ORZO

Tab.2: Risultati del Cytotest – due campioni di sangue prelevati nello stesso momento alla stessa persona inviati allo stesso laboratorio con due nomi diversi

Come si riscontra dalla Tabella SOVRASTANT2  il Cytotest fatto con lo stesso sangue inviato con due nomi differenti ha dato risultati completamente differenti. In questo caso nei risultati ottenuti non vi era nessun alimento in comune e la persona a cui è stato eseguito il prelievo non è assolutamente intollerante ad alcuno degli alimenti incriminati.

Il laboratorio confrontato con questi dati ha risposto con una presa di posizione scritta specificando che “il metodo utilizzato ha troppe variabili e per questo motivo il laboratorio non lo promuove. Il cytotest è svolto solo su specifica richiesta del medico.“. Nella presa di posizione dell'Unilabs si è anche cercato di spiegare la discrepanza dei risultati con il tempo intercorsa fra il prelievo di sangue e l'arrivo dei campioni al loro laboratorio. Nei consigli preanalitici va detto che in nessun posto il laboratorio segnala che il prelievo debba arrivare in tempi brevissimi al laboratorio.

Pertanto: 1) Il sangue è lo stesso 2) Il prelievo è stato fatto nello stesso momento 3). Preoccupante il fatto che un test fatto a due ore di distanza dal prelievo dia risultati completamente diversi.


Determinazione delle IgG e IgG4 specifiche ai cibi

Alcuni laboratori propongono e pubblicizzano il dosaggio di IgG/IgG4 specifiche per una lunga serie di alimenti. I propugnatori di questo test sostengono che la ricerca di questi anticorpi specifici possa identificare i responsabili di un elevato numero d’intolleranze alimentari. Compiuto il test, è necessario escludere tutti gli alimenti per i quali si è riscontrato un aumento delle IgG/IgG4. Solitamente viene consigliata una astinenza completa di 3-6 mesi degli alimenti incriminati per riacquistare lo stato di benessere.

Citiamo tra i vari test sul mercato il test IgG York (www.yorktestitalia.com/iggfood.php) , l’Allergo-Screen®  Basic IgG/IgG4 (88 alimenti) o l’Allergo-Screen®  Plus- Test (280 sostanze), (Ganzimmun Diagnostic AG) (http://www.ganzimmun.ch/se) o l’Imuscan® - 200+ Test (prima ImuPro) (Institut für Angewandte Biochemie AG, IABC) che misura le IgG4 verso 221 alimenti. Nelle nostre cavie il test Allergoscreen IgG4 l’ha eseguito il Labor team di San Gallo (http://www.team-w.ch/de/).

Il costo di quest’analisi è di SFr. 294.  Nella fattura sotto il codice tariffa c’è scritto Immunglobulin per cui solitamente viene pagato dalle Casse malati.

Risultati

“Cavia n°1”: risultati positivi (in ordine decrescente per grado di positività) a uova, noci e sementi, cereali con glutine, segale, grano, caseina, cereali senza glutine, kiwi, pomodoro. legumi, latte, banana, pesca, aglio, carni, spezie, pesce e senape, frutta: in tutto 19 gruppi di alimenti, compreso il latte vaccino.

“Cavia n°2”: positiva a kiwi, uova, pomodoro, segale, cereali con glutine, noci e sementi, banana, grano, cereali senza glutine, legumi, aglio e patata, 12 gruppi di alimenti che la giornalista tollera senza alcun problema.

Commento

I dosaggi delle IgG o IgG4 specifiche con differenti metodi sierologici sono dei tests immunologici certificati ed affidabili. Il problema qui risiede nel fatto che la loro presenza non significa che siano responsabili di una patologia e abbiano pertanto una rilevanza clinica.

I risultati nelle nostre due cavie mostrano chiaramente l’inaffidabilità di questi test. Nella ricerca di una vera allergia o vera intolleranza ad alimenti, infatti, questi esami oltre ad essere molto costosi, producono – come vedasi sopra – un elenco enorme di risultati clinicamente falsi positivi che non fanno altro che creare restrizioni alimentari inutili ed aggiungere disagio, stress ed ansia in chi soffre di questi disturbi, trasformando l'alimentazione in un incubo. Delle IgG specifiche e le loro sottoclassi, come le IgG4, sono evidenziabili in bambini e adulti sani o portatori di situazioni fisiologiche o patologiche diverse 28. Il loro tasso va incontro a un calo dopo eliminazione dell’alimento specifico, ma gli anticorpi IgG/IgG4 riappaiono dopo la sua reintroduzione, e questo fatto è una reazione fisiologica normale.

Uno studio di follow-up su bambini in età da 2 a 5 anni con allergia alimentare ha dimostrato che la presenza delle IgE e IgG per il latte, uovo e pesce va in parallelo nella maggioranza dei casi, e che una precoce elevazione del rapporto IgG/IgE è indizio di una buona tolleranza nei confronti dell’alimento incriminato 29. In un altro studio furono determinate le  IgE e IgG specifiche contro 35 allergeni nei sieri di 400 soggetti atopici e 48  individui sani 30. I livelli delle IgG specifiche furono simili, ma nei pazienti con alti livelli di IgE, risultarono pure presenti titoli elevati di IgG allergene-specifiche. Inoltre la determinazione delle IgG specifiche per degli allergeni alimentari non permise di distinguere tra i pazienti positivi e quelli negativi al test in doppio cieco contro placebo (DBPCFC) con l’alimento incriminato 31

Gli esiti positivi dopo eliminazione degli alimenti risultati positivi alle IgG nelle cosiddette “reazioni da ipersensibilità ritardata” che si manifesterebbero con asma, cefalea, spossatezza, otite sierosa e altre manifestazioni, corrispondono all’importante effetto placebo che si vede con qualsiasi manipolazione dietetica 32. In uno studio recente in Cina su di un ampio campione di adulti (N=21305) con o senza patologie, si sono determinate le IgG specifiche per 14 alimenti di base mediante il metodo ELISA33.  Si è trovata una grande variabilità dei risultati sia qualitativi sia quantitativi secondo i fattori demografici, le abitudini alimentari e le patologie con una grande sovrapposizione (overlap) tra persone sane e malate. Gli autori concludono che mai un risultato positivo alle IgG dovrebbe portare ad una dieta di eliminazione. 

Il ruolo delle IgG4 nel determinare intolleranze agli alimenti è stato ricercato negli ultimi anni specialmente nella sindrome del colon irritabile (Irritable bowel syndrome, IBS), senza ottenere risultati particolarmente convincenti o utili in vista di una dieta di eliminazione 34-39.

Le IgG4 invece potrebbero avere un ruolo protettivo 31,40. Prese di posizione recenti di diverse società Europee concludono che al momento attuale non esiste nessuna indicazione per un dosaggio di IgG/IgG4 specifiche per gli alimenti 41-46, a conferma della posizione precedente presa dalla Società Svizzera d’Allergologia e Immunologia (SSAI) 31.È una contraddizione che i fautori di queste metodologie usino un test immunologico per diagnosticare le intolleranze che, per definizione, non sono su base immunologica. Bisogna anche ricordare che queste analisi non devono essere assolutamente rimborsate dalle Casse Malattia, perché queste analisi di laboratorio sono escluse esplicitamente dall’Elenco delle Analisi del Dipartimento federale dell'interno (DFI) del 1 gennaio 2014 (vedi: Capitolo 5.1.3.2.1.Allergologia e Immunologia clinica: No. Posizione 1448.00 Immunoglobulina G monospecifiche, al massimo due allergeni, ognuno. Limitazione: non per allergeni alimentari o No. Posizione1454.00/15.55.00  Immunoglobulina G precipitine con immunoelettroforesi: Limitazione: non per allergeni alimentari).


Conclusioni 

Le metodiche diagnostiche cosiddette "alternative" per la ricerca d’intolleranze alimentari non hanno validità scientifica e non sono riproducibili. Il medico non dovrebbe lasciarsi tentare da quanto proposto da laboratori che offrono questo tipo di analisi "affermate” e non deve trarre conclusioni diagnostiche o terapeutiche in un singolo paziente sulla base di questi test che dovrebbero scomparire dal mercato e assolutamente non essere rimborsati dalle casse malattie, comprese le Assicurazioni private. Solo l’allergologo saprà consigliare il giusto iter diagnostico da intraprendere se si sospetta un’allergia o un’intolleranza alimentare 48.


Prof. Dr. em. Brunello WüthrichFMH Allergologia e Immunologia clinica, Dermatologia

Im Ahorn 18, 8125 Zollikerberg


Dr. Jean-Pierre Lantin, FMH Allergologia e Immunologia clinica, Medicina Interna

Via alle Vigne,7, 6963 Pregassona


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