FRUTTI - CACO - CACHI - KAKI - DIOSPERO - ALLERGIA AL CACO

ALLERGIA AL CACO o CACHI o KAKI o DIOSPERO

CACO - PERSIMMON - KAKI 

di Vasco Bordignon 

A_-_allergia_-_foto_-_kaki_-_640x_-_foto_albero_

Il cachi o kaki (nome botanico Diospyros kaki L.f., 1782) è un albero da frutto originario dell'Asia orientale appartenente alla famiglia delle Ebenacee, e rappresenta  una delle più antiche piante da frutta coltivate dall'uomo, conosciuta per il suo uso in Cina da più di 2000 anni.

Dalla Cina si è esteso nei paesi limitrofi, come la Corea e il Giappone.

L’origine del nome è complessa: kaki è l’equivalente del suono, in lingua giapponese, con il quale si designa sia l’albero sia il suo frutto. Da noi, si utilizza più comunemente la variante “caco”, in Lazio lo chiamano cachino, in altre zone si usa anche il nome diospero o loto.

Giunse in Europa alla fine del ‘700 grazie al direttore inglese del Giardino botanico di Calcutta, che ne portò alcuni esemplari nella madre patria; nel resto d’Europa e in Italia, iniziò a essere conosciuto solo nella seconda metà del XIX secolo. Un albero di caco fu piantato nel 1870 a Firenze, presso il Giardino botanico di Boboli, e altri esemplari furono messi a dimora nel 1879 all’Orto botanico di Palermo. Inizialmente era considerato solo come pianta ornamentale e fu molto utilizzato in parchi e giardini, in ogni parte d’Italia. Solo più tardi si diffuse l’abitudine di mangiarne i frutti e, di conseguenza, di intensificarne la coltivazione .

Le prime coltivazioni specializzate in Italia sorsero nel Salernitano, in particolare nell'Agro Nocerino, a partire dal 1916, estendendosi poi in Emilia. Attualmente la produzione italiana è importante in Campania, in Emilia e anche in Sicilia dove il kaki di Misilmeri (località vicino a Palermo) esportato e conosciuto in tutto il mondo.

Gli alberi di D. kaki sono a foglia caduca, con corteccia grigio-scura e rugosa, con altezza fino a 15–18 m ma di norma mantenuti con potature a più modeste dimensioni, con chioma folta. Le foglie sono grandi, ovali allargate, glabre e lucenti. Nelle forme coltivate per il frutto si riscontrano solo fiori femminili essendo gli stami abortiti, e la fruttificazione avviene spesso per via partenocarpica (= forma di sviluppo dei frutti in assenza di fecondazione) o in seguito ad impollinazione da parte di alberi della stessa specie provvisti di fiori maschili.

AA_-_allergia_-_foto_-_kaki_-_640x_-_foto_frutto_che_pende

AAAA_-_allergia_-_foto_-_kaki_-_640x_-_caco_dimezzato_-_CIMG8167

I frutti sono costituiti da una grossa bacca tendenzialmente sferoidale, talora appiattita e appuntita di colore giallo-aranciato.

Si deve distinguere il caco comune e il cosiddetto caco “vaniglia” o “mela”.

I frutti del caco comune non sono consumabili subito dopo la raccolta, in quanto devono infatti essere “ammezziti”, ovvero fatti maturare fino a perdere il contenuto di tannini che li rende astringenti o meglio “allappanti” (da allappare: che provocano una sensazione come se i denti e la lingua fossero legati); da questa maturazione segue una produzione di zuccheri che rende questo frutto dolcissimo. Il più comune è il Loto di Romagna, e come già detto molto conosciuto è anche il Misilmeri di Sicilia.

I cachi “vaniglia” o “mela” hanno una forma piuttosto schiacciata, hanno una polpa dura  e, contenendo poco tannino, si possono mangiare già alla raccolta, tagliandoli a fette, come le mele. Sono per questo conosciuti anche come kaki dolci. Fanno parte di questo gruppo diverse varietà, tra le quali ricordiamo:  il vaniglia della Campania, il Fuyu, il Kawabata, e altre.


ALLERGENI  

Per le varie caratteristiche vedi le singole voci nell’elenco in Eziologia, Allergeni Molecolari

Dio k 1, proteina Bet v 1-like facente parte delle PR-10

Dio k 4, è una profilina

Dio k IFR, è una isoflavone reductasi

Nel 2004 Ciardiello MA et al. isolano nel caco una pectina metil-esterasi di 37 kDa , che si trova anche nel kiwi.


CLINICA

L’allergia al caco è abbastanza rara e i lavori pubblicati sono in genere di singoli o di pochi individui.

Maggiori sono le segnalazioni di effetti correlati ad un eccessivo consumo di cachi, quali una pigmentazione giallo-arancio sulle palme delle mani e dei piedi per un eccesso di licopene, appartenente al gruppo dei carotenoidi;  oppure per la presenza di masse rotondeggianti od ovalari dette fitobezoar (consistenti di componenti o materiali vegetali indigeribili, quali fibre, semi, o altro), che si formano nella cavità gastrica od intestinale per una eccessiva ingestione di vegetali ricchi in fibre. Tali formazioni possono indurre occlusioni intestinali e/o altre alterazioni del transito intestinale.

Nel 1999 Prandini M. e Marchesi S. pubblicarono un caso di anafilassi alla ingestione di un caco. Si trattava di un ragazzo di 20 anni  che dopo 10 minuti dalla ingestione di un caco evidenziava  prurito, orticaria generalizzata, angioedema facciale, disturbi gastro intestinali e diarrea. Al ricovero ospedaliero il ragazzo manifestava difficoltà respiratoria e abbassamento pressorio. Il ragazzo sapeva da vari anni di essere allergico ai dermatofagoidi e alla muffa alternaria. Non aveva mai avuto problemi finora quando mangiava un caco nel periodo della loro presenza. Riferiva però che recentemente quando mangiava kiwi avvertiva una sindrome orale allergica. Il prick by prick con il caco e con il kiwi furono nettamente positivi, mentre il  RAST fu per entrambi negativo. Ulteriori indagini furono rifiutate dal paziente.

Nel 2001 Anliker MD, et al. pubblicano un interessante lavoro riguardante 3 pazienti con reazioni allergiche alla ingestione di caco. Un primo paziente, un giovane di 26 anni, manifestava, dopo aver mangiato un caco, prurito in entrambe le mani e all’inguine oltre a orticaria, edema peniena, e asma bronchiale. Questi sintomi comparivano anche con la ingestione di cetriolo, anguria e pomodoro. Un secondo paziente, una giovanetta di 17 anni, con sintomatologia di pollinosi da marzo a settembre, evidenziava nausea e vomito alla ingestione del caco fresco.  Compariva anche una sindrome orale allergica alla ingestione di  carota cruda e di nocciola,  e di congiuntivite alla ingestione di  kiwi. Il terzo paziente, un giovane di 24 anni, aveva sintomatologia allergica in primavera e varie reazioni allergiche alla ingestione di alcuni alimenti. Dopo aver mangiato un caco comparve dopo 10 minuti rinorrea, mal di stomaco, congiuntivite ed asma, e dopo 15 minuti tachicardia e vomito. Precedentemente lamentava sindrome allergica orale ai datteri, alle olive verdi e al kiwi.

La ricerca delle IgE specifiche furono positive in tutti e tre per vari pollini , e furono positive per tutti i soggetti anche per il caco, come pure fu in tutti e tre positivo il DBPCFC (double-blind placebo-controlled food challenge) con il caco. Il test dell’immunoblot e dell’immunoinibizione dei sieri evidenziarono in tutti  IgE cross-reattive con CCD (cross-reacting carbohydrate determinants) e in uno IgE cross-reattivo con la profilina, suggerendo come in questi pazienti vi era  primariamente una sensibilizzazione ai pollini.

Kitano A, et al. nel 2009 presentarono il caso di un bambino di 13 mesi, che,  dopo aver addentato per la prima volta un caco appena raccolto, manifestava un rash cutaneo e prurito sulla fronte e alle piante dei piedi. Ricoverato in una clinica giapponese il prurito alla pianta dei piedi persistette per 13 ore nonostante il trattamento antistaminico. Non vi furono altre manifestazioni cliniche. Il  Prick test risultò positivo con il  caco fresco (18 mm). Le IgE specifiche del siero erano  3.29 kU/L per il caco. Il piccolo paziente era anche sensibilizzato a Dermatophagoides farinae (0.50 kU / L) e Dermatophagoides  pteronyssinus (3.14 kU / L), ma non alla carota, mela, kiwi, sedano, melone, pesca, graminacee, artemisia, ontano, betulla, faggio, quercia, o alternaria. Estratti di caco hanno evidenziato bande di peso molecolare di 27 kDa, 30 kDa, 60 kDa e 70 kDa. Studi con il  siero del paziente hanno riscontrato proteine IgE-reattive in posizioni corrispondenti a circa 30 kDa e 60 kDa.

Nel 2013  Shehu E, et al. pubblicarono questo caso. Una donna di 41 anni, diabetica,  sviluppò un grave edema facciale e dispnea dopo l’ingestione di un caco. Un episodio simile era avvenuto tempo addietro sempre con la ingestione di caco. La paziente soffriva di una rinite allergica da acari della polvere di casa. Il prick by prick con il caco fu nettamente positivo.  Un test di provocazioone orale in aperto dopo 15 minuti fu positivo con prurito, edema facciale e dispnea.


DIAGNOSTICA

Il test di elezione è il prick by prick  utilizzando un sottilissimo strato di sostanza edibile del caco.

In centri di ricerca è possibile eseguire anche la ricerca delle IgE specifiche.


TERAPIA

L’unica terapia è la prevenzione.

E’ bene sospettare tale allergia specie nel periodo di maggior consumo specie se coinvolti soggetti con altre allergie polliniche o alimentari.


FONTI DOCUMENTALI

Anliker MD, Reindl J, Vieths S, Wüthrich B. Allergy caused by ingestion of persimmon (Diospyros kaki): detection of specific IgE and cross-reactivity to profilin and carbohydrate determinants. J Allergy Clin Immunol 2001;107:718-723.

Ciardiello MA, Tamburrini M, Tuppo L, et al. Pectin Methylesterase from Kiwi and Kaki Fruits:  Purification, Characterization, and Role of pH in the Enzyme Regulation and Interaction with the Kiwi Proteinaceous Inhibitor. J Agric Food Chem, 2004:52:7700-7703.

Kitano A, Miyazaki T, Yoshioka K, Kurono T, et al. Facial rash and palmoplantar pruritus in an infant after first contact with kaki. J Investig Allergol Clin Immunol 2009;19:237-238.

Prandini M, Marchesi S. Anaphylaxis to persimmon. Allergy 1999;54:897.

Shesu E, Hoxha M, Qama D, Priftanji A. Angioedema after ingestion of persimmon fruit. Clinical and Translational Allergy 2013;3(S3),156.

www.allergome.org

www.phadia.com

www.allerdata.com

it.wikipedia.org

www.agraria.org

www.alimentipedia.it

www.coopfirenze.it/informatori/notizie/lalbero-dai-frutti-doro

www.informatoreagrario.it